La tassa sui rifiuti (Tari) calcolata a “capocchia”

di Beniamino Piccone - 21 dicembre 2015

Nononostante il governo guidato da Matteo Renzi abbia sospeso la riforma del catasto, che avrebbe il grande beneficio di eliminare le iniquità presenti nell’attribuzione delle rendite catastali, l’Agenzia delle Entrate comunicherà ai contribuenti i metri quadri delle abitazioni degli italiani, pari a 57 milioni circa.

La tassa sui rifiuti, che in passato veniva definita Tarsu (Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani), ora ha cambiato nome in Tari (Tassa Rifiuti). Non è cambiato solo il nome ma ogni anno, miracolo del fisco locale italiano, la tassa aumenta, in ogni Comune, in ogni casa. Impeccabilmente. Sono aumentati i rifiuti? No, magari un individuo procede diligentemente alla raccolta differenziata, ma si vede arrivare bollettini sempre maggiori.

L’Agenzia ha specificato che l’indicazione della superficie – in passato venivano indicati solo i vani – porterà  a “una semplificazione anche per calcolare agevolmente la tassa sui rifiuti”.

Cosa c’entra la superficie di un’abitazione con la quantità di rifiuti prodotti? Ci sono appartamenti di 110mq con 6 persone e 250 con 1 persona (vedova, tipicamente).

Premesso che a Milano esiste la facoltà per un cittadino di documentare la sua sola presenza in casa e quindi la possibilità di avere uno sconto, le situazioni eclatanti si verificano nelle seconde case, dove la tassa rifiuti è indicizzata ai metri quadri ma non si tiene conto del numero dei giorni in cui viene utilizzata la casa e quindi il totale dei rifiuti prodotti.

Ognuno dovrebbe pagare per la quantità di rifiuti che produce. Il cittadino, venendo buggerato dall’amministrazione, si sente tartassato senza razionalità. La fiducia verso la Pubblica Amministrazione non può che scemare perchè sale la rabbia per l’ingiustizia subita.

Se lo Stato ci vuole “fregare”, come possiamo pensare di creare un clima costruttivo tra il cittadino – sempre più suddito – e l’Agenzia delle Entrate o gli enti locali?

Un recente studio della Uil ha evidenziato che la Tari pesa sulle tasche degli italiani per un importo medio di 296 euro. Tra il 2012 e il 2015 la Tari è aumentata in media del 32,4%, con dei picchi a Matera (+204%), Pescara, Avellino, L’Aquila (+103%). A Milano la Tari dal 2012 è salita del 31%.

Se la Tari è calcolata a capocchia e in ogni caso il cittadino la deve pagare, non vi è alcuno stimolo a rendere efficienti le società municipalizzate, che sono, come noto, dei centri di spesa senza controllo, dove nessun amministratore osa entrare per effettuare migliorie gestionali.

State certi che anche nel 2016 la Tari salirà. C’erano una volta i salari che potevano solo salire. Ora la “variabile indipendente” è diventata la Tari.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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