L’Atac rappresenta un pessimo esempio per il contribuente e favorisce l’evasione

di Beniamino Piccone - 25 gennaio 2016

Quando si leggono le cronache romane sul (mal)funzionamento dell’Azienda dei Trasporti di Roma Atac – la risposta può essere: “È sempre stato così e quindi di cosa ti meravigli?”.

La mia risposta, invece, è molto critica: “Nessun governo può chiedere sacrifici ai cittadini se non dimostra di saper dare una spallata ai privilegi più assurdi e al mismanagement”.

Francesco Merlo su Repubblica ha raccontato con ironia e raccapriccio il “calvario infinito nel sottosuolo di Roma”, dove “si muovono a loro agio le bande delle scippatrici, che inseguono i turisti, e alle eventuali reazioni, rispondono con calci e pugni”.

Tra scioperi e guasti, viaggiare in metro a Roma è un incubo e non si è mai sicuri di arrivare a destinazione. I macchinisti dell’Atac sono circa 500 e rappresentano una casta, come gli orchestrali dell’Opera di Roma e i vigili urbani. Merlo scrive: “Sino a giugno scorso guadagnavano fino a tremila euro al mese più gli straordinari. Di sicuro nessuno li controlla, autogestiscono i loro turni e nessuno rivela i nomi di chi sbaglia e al massimo viene multato (...) Nonostante il contratto preveda sei ore e dieci minuti, loro ne facevano solo tre”.

I dipendenti dell’Atac sono 12mila: 6.200 autisti, 1.800 operai, 1.500 amministrativi, 1.300 capistazione/operatori del traffico, 1.100 controllori. I dirigenti sono 52 e alcuni percepiscono uno stipendio fino a 250mila euro l’anno, molti dei quali assunti per chiamata diretta dall’ex sindaco Gianni Alemanno, che pescò nel suo bacino dell’estrema destra romana. Nessuna azienda può rimanere in piedi se il costo del personale è l’80% del fatturato (un’inchiesta anni fa rivelò che molti biglietti venivano venduti in nero e quindi non entravano nel fatturato).

Un ulteriore dato disastroso è il numero dei provvedimenti disciplinari fermi poichè impugnati dai dipendenti. La giustizia lenta rende insanzionabili i dipendenti assenteisti, ecco cosa succede. Non c’è alcuna possibilità di sanzionare i comportamenti scorretti. Per cui il comportamento virtuoso non è in alcun modo premiato. Ogni giorno sono 1.567 i dipendenti che non si presentano sul posto di lavoro. Nel 2014 il tasso di assenteismo giornaliero era pari al 13,23%, molto superiore a quello esistente nel settore privato.

Se l’Atac è irrisanabile, allora il messaggio che viene dato ai contribuenti è il seguente: “Le vostre imposte servono per coprire la nostra incapacità di gestione delle partecipate, quindi caro contribuente, continua a versare che noi provvederemo a buttarli nel pozzo Atac”.

Amen.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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