Disoccupazione giovanile al Sud: bisogna metterci mano

di Beniamino Piccone - 4 gennaio 2016

I dati forniti dall’Istat sulla disoccupazione giovanile italiana mettono paura. Ma ancor peggiori sono i numeri relativi a coloro (sermpe di più) che, sfiduciati, non cercano più lavoro. Statisticamente risultano inattivi, e quindi non fanno più parte della forza lavoro. Se ne deduce che il tasso di disoccupazione può scendere, ma al contempo, il numero degli occupati può calare, illudendo la pubblica opinione.

Di recente l’Osservatorio Jobpricing di Repubblica ha evidenziato come Milano sia la capitale delle buste paga: nel capoluogo meneghino la retribuzione media annua lorda è di 34.508 euro contro 22.736 di Crotone in Calabria. Al Sud gli stipendi sono più bassi del 30%. Questi dati sono spiegati dalla produttività, espressa dal valore aggiunto per abitante, dove Milano svetta con 45mila euro, seguita da Bolzano e Bologna. In fondo Barletta-Andria-Trani, Carbonia-Iglesias, Vibo Valentia e Agrigento.

Il costo della vita al Sud è molto più basso che nel Nord Italia, per cui esiste una correlazione tra reddito e inflazione. Questo solo nel privato. Infatti nel pubblico gli stipendi sono uguali indipendentemente da dove ci si trovi. È chiaro che un dirigente pubblico che guadagni 4.000 euro al mese netti a Caltanissetta sia un re. A Milano si potrebbe permettere una vita meno agiata.

Assistiamo quindi a uno dei tanti dualismi italiani: un insegnante assegnato a Milano, proveniente dalla Sardegna, farà una vita da fame, non avrà neanche i soldi per comprare un quotidiano o un libro, per cui il suo aggiornamento culturale rimarrà un sogno, purtroppo. Avrà tutto l’incentivo a chiedere un sussidio e non muoversi.

Varrebbe senz’altro la pena re-introdurre le gabbia salariali –  eliminate purtroppo negli anni Sessanta – ossia quel meccanismo perequativo che prende in considerazione il livello dei prezzi regionali per calibrare gli stipendi a seconda del costo della vita. Il settore privato si adegua al mercato. Il settore pubblico no. In questo modo si disincentiva anche la mobilità territoriale. Per un commesso bibliotecario della Sormani a Milano tornare nel suo paese natale al Sud equivale a fare bingo al SuperEnalotto. Lo stipendio non cambia in termini nominali, ma il suo potere d’acquisto si incrementa sensibilmente.

Ecco spiegato perchè a Milano in Tribunale ci sia una scarsità di cancellieri mentre spesso negli uffici pubblici del Sud si giochi a tresette nei tempi morti. Giudizio troppo severo? Basta leggere qualche libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo per diventare realisti.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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