La legalità è più importante della politica monetaria della Bce

di Beniamino Piccone - 18 gennaio 2016

La notizia della gambizzazione in un agguato di camorra dell’imprenditore Ciro Moccia, proprietario con i fratelli della “Pasta di Gragnano” – avvenuta nella notte tra venerdì 27 e sabato 28 ottobre 2015 – è passata quasi sotto silenzio. È un fatto gravissimo perché se le differenze negli indici di reddito e ricchezza tra Nord e Sud si stanno ampliando è massimamente dovuto alla difficoltà di fare impresa nel Sud, dove esiste la presenza incombente della criminalità organizzata. Come possiamo pensare che crescano gli Investimenti diretti dall’estero (Ide) se gli imprenditori subiscono estorsioni, ricatti e attentati?

 Il Pastificio Gragnano, costruito ex novo nel 2007, ha un ciclo di produzione basato ancora oggi sulla lavorazione artigianale che richiede tempo, soprattutto nell’asciugatura. Queste e altre caratteristiche dirette a mantenere alta la tradizione hanno consentito a Gragnano di avere il riconoscimento Igp, Indicazione Geografica Protetta. All’Expo2015 la “Fabbrica della Pasta di Gragnano” ha rappresentato la regione Campania. Oggi Pasta Gragnano ha 70 dipendenti, altrettanti stagionali, fattura quasi dieci milioni di euro che vende per il 70% all’estero.

Sul rapporto tra politiche pubbliche dirette a migliorare la competitività del sistema Italia e crescita economica, vale la pena citare il governatore Ignazio Visco, che nello scorso marzo ha scritto: “Oggi, in Italia, l’azione pubblica di promozione della competitività delle imprese e della crescita economica deve soprattutto rivolgersi a migliorare le condizioni generali di contesto per l’attività di impresa anche attraverso regole certe e stabili, garantire una efficace tutela della legalità e del rispetto dei contratti, costituire un fermo presidio di concorrenza in tutti i mercati. Questo ruolo è divenuto essenziale con la realizzazione dell’Unione economica e monetaria e il venir meno della valvola di sfogo della svalutazione, che a più riprese aveva consentito di rinviare, negli ultimi trent’anni del secolo scorso, la soluzione dei problemi strutturali della nostra economia. Anche lo Stato regolatore è stato a lungo latitante negli anni successivi alla nascita dell’unione monetaria, frenando così anche quella parte, minoritaria ma significativa, delle imprese che avevano mostrato di saper raccogliere la sfida della moneta unica. Il mancato avvio delle riforme strutturali fino al 2011 ha amplificato gli effetti sulla nostra economia degli shock della crisi finanziaria globale e della crisi dei debiti sovrani nell’area dell’euro”.

Senza legalità non c’è sviluppo, non c’è lavoro serio, non ci sono investimenti. Il Sud non può essere lasciato a se stesso. Qualcuno a Roma batta un colpo. Invece che aspettare l’ennesima manovra di Easing Quantitativo della Banca Centrale Europea, cerchiamo di risolvere le piaghe bibliche italiane, dove svetta la presenza fortissima della criminalità organizzata.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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