La condanna del falso invalido è un buon punto di partenza

di Beniamino Piccone - 29 febbraio 2016

Ogni tanto sui quotidiani si leggono anche notizie che danno un po’ di speranza. Mentre ad Agrigento insegnanti e bidelli – ops, personale Ata – “grazie a riconoscimenti di dottori compiacenti, hanno potuto ottenere il trasferimento in sedi più vicine a casa”, a Torino, il tribunale ha condannato il medico Anaje Ahmid Raza, 54 anni, anestesista torinese di origine iraniana in servizio all’ospedale Le Molinette.

Il giudice non ha fatto sconti: 5 anni e 9 mesi di reclusione oltre al risarcimento di 500mila euro per le indennità assicurative e pensionistiche percepite dal falso invalido, che si è finto paraplegico dopo essere caduto dalle scale dell’ospedale nel 2012.

Come diceva Mao Tse Tung, vale il detto “colpirne uno per educarne cento”. Fino a che non si metteranno sanzioni severe nei confronti dei numerosi manigoldi, saranno le persone oneste e lavoratrici a pagarne il fio. Il fatto è che in Italia vale spesso il perdonismo. Dopo lo scandalo, e le urla di protesta, deve arrivare il perdono. Non a caso alle vittime si chiede di perdonare. Ma perchè?

Non tutti ricordano che anni fa vennero presi in flagrante i dipendenti della Sea che avrebbero dovuto occuparsi di scaricare le valigie dagli aerei in arrivo a Malpensa. Invece alcuni di loro, in gruppi ben addestrati, si mettevano al lavoro per derubare gli ignari viaggiatori. Le valigie venivano dunque aperte prima di essere messe sui carrelli mobili.

A fronte di tale sconcio, il giudice di Varese impose alla Sea la riassunzione e la reintegrazione dei lavoratori – meglio chiamarli ladri – che avrebbero invece meritato la galera.

Se non c’è sanzione, enforcement, le leggi valgono solo per gli altri, e l’andazzo ispira al menefreghismo e alla bassa produttività. Bene ha fatto il giudice di Torino a calcare la mano.

La speranza, tenue, è che queste sentenze vengano replicate da altri tribunali. Un mio amico, di recente, mi ha detto che sono un sognatore e ha scommesso un pranzo che i dipendenti del Comune di Sanremo – che timbravano in mutande e tornavano a letto, i cosiddetti “furbetti del cartellino” – verranno reintegrati nei loro posti di lavoro con le scuse dell’amministrazione.

“Preparati a pagarmi il pranzo”, mi è stato detto, mentre il mio volto si contorceva sdegnato.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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