I crediti deteriorati delle banche e il funzionamento della giustizia civile

di Beniamino Piccone - 8 febbraio 2016

La discesa pesante dei prezzi di borsa della banche italiane di inizio 2016 è da ricondursi alla preoccupazione degli investitori che gli accantonamenti a bilancio dei crediti deterioratinon performing loans (Npl).

La domanda che ci si deve porre è la seguente: le banche nel passato hanno accantonato quanto era necessario? Le situazioni sono diversificate, però i dati di sistema propendono per una corretta procedura prudenziale. Se si guarda alle banche quotate a Piazza Affari, secondo i dati dell’ufficio studi di Mediobanca gli accantonamenti a fronte dell’ammontare lordo complessivo dei crediti difficili - incagli, sofferenze, scaduti e ristrutturati - arrivano nell’intorno del 46% e, se si considerano anche le garanzie collaterali, si arriva a sfiorare l’88 per cento. È bastata però la notizia che la Banca Centrale Europea intende vigilare attentamente sulle “sofferenze” di tutte le banche europee (nessuna discriminazione quindi da parte europea) per far scendere ulteriormente i titoli bancari italiani, che nel nostro listino rappresentano un buon 30 per cento.

Il nodo scoperto del sistema Italia è ruolo decisivo delle banche commerciali. Non esistendo altre fonti di finanziamento, le imprese si affidano, soprattutto quelle piccole e medie, al sistema bancario. Se questo non presta più, o inasprisce le condizioni di accesso al credito, l’economia si blocca.

Quello che si può e si deve fare è migliorare il funzionamento della giustizia civile. Il vero handicap sono i tempi di recupero – mediamente 7-8 anni per escutere un credito – così lunghi rispetto agli standard internazionali da compromettere il valore reale dell’asset. Aggiungiamo che il mercato immobiliare può certamente risentire della pressione esercitata dagli istituti di credito che vanno a vendere indistintamente gli immobili escussi.

Nelle Considerazioni finali del 2011 l’allora governatore della Banca d’Italia Mario Draghi disse con chiarezza: “Va affrontato alla radice il problema di efficienza della giustizia civile: la durata stimata dei processi ordinari in primo grado supera i 1.000 giorni e colloca l’Italia al 157esimo posto su 183 paesi nelle graduatorie stilate dalla Banca Mondiale; l’incertezza che ne deriva è un fattore potente di attrito nel funzionamento dell’economia, oltre che di ingiustizia. Nostre stime indicano che la perdita annua di prodotto attribuibile ai difetti della nostra giustizia civile potrebbe giungere a un punto percentuale”. Un punto percentuale all’anno. Un’enormità.

Mario Draghi chiuse così le sue ultime Considerazioni: “Perché la politica, che sola ha il potere di tradurre le analisi in leggi, non fa propria la frase di Cavour… le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l’autorità, la rafforzano?”.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


0 Commenti :

Commento

Captcha

BENIAMINO PICCONE

/media/4982327/piccone.png
STORIA ECONOMICA
Account twitter Account LinkedIn Feed RSS

Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

Economia
Il Censis certifica le disparità intergenerazionali
16 gennaio 2017
Economia
Lo schiaffo dei giovani al referendum un segnale per i prossimi governi: basta sussidi ai pensionati agiati
19 dicembre 2016
Economia
Nella pubblica amministrazione si premia la presenza. E la produttività?
13 dicembre 2016

ARCHIVIO