I dipendenti pubblici sono mal distribuiti: un’interessante analisi di Bankitalia

di Beniamino Piccone - 22 febbraio 2016

L’Italia è un Paese dai processi lenti. Spesso lentissimi. Nel 1999 l’economista Alberto Alesina – originario di Broni (PV) come il governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi dei durissimi anni Settanta (1975-1979) – scrisse un paper sulla mal-distribuzione dei dipendenti pubblici in Italia. Siamo nel 2016 ed è appena uscita un’analisi sulle difficoltà incontrate in Italia dall’istituto della mobilità all’interno dell’Amministrazione.

I due autori – Francesco D’Amuri e Cristina Giorgiantonio, economisti della Banca d’Italia – in poche pagine dense sintetizzano il loro lavoro. Come ci aspettavamo “la distribuzione geografica dei dipendenti pubblici risente di asimmetrie a livello geografico”. Ne deriva una “maggiore concentrazione di lavoratori nel Centro-Sud”.

La domanda che ci poniamo sempre è la seguente: la Pubblica Amministrazione serve per creare consenso elettorale o per fornire servizi alla popolazione? La risposta ce la danno indirettamente gli autori del paper: “I Comuni con un eccesso di ore lavorate a parità di output si trovano con maggiore probabilità i) dove il tasso di disoccupazione è maggiore e ii) al Centro e al Sud”.

La conclusione di D’Amuri e Giorgiantonio è evidente: “Considerate le croniche disfunzioni e le carenze di personale documentate in altri settori della pubblica amministrazione, sembrano sussistere ampi margini per il ricorso a procedure di mobilità per la riallocazione dei dipendenti pubblici secondo le esigenze di produzione dei vari servizi, a fini di aumento dell’efficienza complessiva del sistema”. Purtroppo siamo solo a livello di desideri. La realtà è nettamente diversa. La mobilità – volontaria, obbligatoria e temporanea – non ha funzionato. Le riforme che nel corso degli anni sono state implementate non hanno scosso il dinosauro pubblico, che prevede l’immobilità del dipendente. Gli unici casi che si verificano non rispondono alle esigenze della PA, bensì al “particulare” del singolo. Le logiche di efficientamento organizzativo escono sistematicamente sconfitte. Oltretutto “nel caso della Scuola, vi sono anzi riscontri di una fuga dalle sedi che presentano le situazioni più difficili (quelle ove si concentrano alunni con un background familiare più problematico dal punto di vista educativo), che si trovano così a dover operare con un continuo ricambio dei docenti e con una elevata quota di personale poco motivato perché in attesa di potersi trasferire altrove”.

Quali sono i maggiori ostacoli per raggiungere una maggiore mobilità all’interno della PA?

  1. Il metodo attuale di determinazione dei fabbisogni di personale si basa sull’antiquato sistema delle piante organiche (datate);
  2. La necessità del preventivo assenso dell’amministrazione di appartenenenza (campa cavallo);
  3. limitata flessibilità a livello di mansioni;
  4. inadeguata pubblicità delle procedure.

Il recente provvedimento governativo diretto a favorire la mobilità nel raggio di 50 chilometri si scontra con

  1. la mancata esplicitazione dei criteri in base ai quali selezionare i dipendenti da collocare in disponibilità,
  2. la necessità del previo assenso delle associazioni sindacali (contrarie per definizione).

Unica cosa che funziona è la mobilità in uscita, ovvero i prepensionamenti. Con la legge Fornero? Ma no, suvvia, con il ben più favorevole metodo retributivo pre-riforma Fornero, che – ça va sans dire – grava come un macigno sulle generazioni future, oltre a generare, come sottolineano gli autori, disparità di trattamento.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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