I fannulloni, i licenziamenti e la responsabilità dei dirigenti pubblici

di Beniamino Piccone - 15 febbraio 2016

Il governo guidato da Matteo Renzi si muove nella direzione corretta al fine di aumentare l’efficienza nel settore pubblico. L’ultima proposta è di promuovere misure per licenziare più facilmente gli impiegati pubblici che si assentano in modo ingiustificato (magari andando a fare la spesa) dal posto di lavoro. La stampa ha coniato una bella definizione: i furbetti del cartellino, che timbrano e poi vanno a spasso (o in canoa, come a Sanremo).

Si tratta di persone, come nel caso dei dipendenti comunali di Sanremo, che rubano lo stipendio alla collettività, perchè rallentano il lavoro del proprio ufficio, allungano i tempi di risposta ai cittadini, impediscono l’assunzione di persone valide.

I sindacati, in modo non sorprendente, si sono opposti a questo provvedimento. La segretaria della Cgil Susanna Camusso ha dichiarato trionfia: “Dal governo solo propaganda, le regole già esistono”. Le regole esisteranno pure, ma poi c’è sempre un giudice che riassume il fannullone. Difendere chi si comporta in modo illegittimo non provocherà una ulteriore perdita di fiducia al sindacato.

Il giurista Pietro Ichino invita a focalizzarsi sul problema della dirigenza pubblica che non esercita le proprie prerogative manageriali, abdicando in tal modo in favore del potere giudiziario: “Vi sembra normale che il Sindaco di Sanremo debba rivolgersi alla polizia per stanare gli assenteisti negli uffici del Comune?”.

Dirigere significa prendersi delle responsabilità. I dirigenti sono pagati molto di più degli impiegati proprio perché esposti al rischio della rimozione per il fatto oggettivo del mancato raggiungimento degli obiettivi. Se questa responsabilità non viene attivata, la differenza di stipendio non si giustifica.

Come fare? Ichino suggerisce di responsabilizzare i dirigenti su obiettivi precisi, specifici e misurabili, attinenti sia all’efficienza dell’ufficio, quindi in particolare anche al tasso di assenze, sia all’efficacia del servizio reso alla cittadinanza.

L’alibi è sempre quello dell’assenza di misurabilità del servizio. Invece tutti i fenomeni possono essere misurati. Perché non fissare obiettivi di soddisfazione degli utenti, di riduzione dei ritardi nel soddisfacimento delle richieste dei cittadini, o dei tempi di arrivo della pattuglia della polizia in seguito a una chiamata d’urgenza, di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi di chi ne ha fruito?

Inutile prendersela con il commesso che va dal parrucchiere durante l’orario di lavoro. Prendiamocela con chi è preposto a controllare e a far funzionare gli uffici pubblici, ossia il dirigente pubblico.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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