Imprenditori vs. affaristi: il caso Pulvirenti

di Beniamino Piccone - 14 marzo 2016

L’ex presidente del Catania Antonino Pulvirenti, già ai domiciliari per le partite truccate (il mondo del calcio quanto è pulito? Boh!), è stato arrestato alcune settimane fa con l’accusa di bancarotta fraudolenta.

Il salumiere-bottegaio originario di Belpasso, paese di 21mila abitanti in provincia di Catania, si vantava di aver creato dal nulla la compagnia aerea Wind-Jet e quindi di essere annoverato come imprenditore. I suoi interessi vanno dai supermercati ai grandi alberghi di lusso, dal calcio ai servizi aerei.

La bancarotta di Wind-Jet ha causato un buco di 238 milioni di euro, mica bruscolini. Sono numerosi i dipendenti che hanno beneficiato – a spese del contribuente - del trattamento di cassa integrazione straordinaria. Già nel 2005 Pulvirenti organizzò quella che gli inquirenti definiscono “un’artificiosa operazione di valorizzazione del marchio Wind-Jet”, con la quale il marchio venne venduto alla società dei supermercati (operazione infragruppo o in modo più forbito, con parti correlate). La cosa interessante è che il logo, contabilizzato per 319 euro, venne ceduto per 10 milioni di euro alla Meridi Spa (società di comodo, presumibilmente).

Gli aerei non volavano già più – i fornitori di cherosene bloccarono le vendite – ma le agenzie di viaggio e i siti internet continuavano a vendere biglietti agli ignari passeggeri, che poi si ritrovavano in aeroporto senza vettore aereo.

Altra chicca di Pulvirenti e dei suoi accoliti è aver sopravvalutato le rimanenze di magazzino per oltre 30 milioni di euro. A seguito dell’incidente di Punta Raisi del 2010, in cui un aereo di Wind-Jet atterrò fuori dalla pista, i rottami vennero valutati a peso d’oro. L’aereo assicurato per per 600mila euro, venne ceduto a due improbabili imprenditori slavi a 21 milioni di euro. Secondo le parole dei magistrati, sono state realizzate artificiose sopravalutazioni operate con il contributo di società estere che, attraverso perizie di comodo, hanno gonfiato il valore delle rimanenze di magazzino per oltre 30 milioni di euro”.

La morale è sempre quella. Tra imprenditore e affarista c’è una grande differenza.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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