Gli investimenti pubblici sono necessari (con meno corruzione possibile)

di Beniamino Piccone - 28 marzo 2016

Una lettrice scrive a Repubblica: “Mi sveglio alle 6.20, in metro la banchina non è pienissima. Non passa nulla da 10 minuti, ne aspetto altri 10, si riempie la banchina. Arriva la metro, mi siedo, anche se è una via crucis con tutte le persone che entrano. Alle fermate passa stracolma, la gente rimane fuori. Poi il macchinista dice di scendere: il treno è rotto. Non riesco a prendere la metro seguente, troppo piena. Insomma, arrivo in ufficio alle 8.15, con il mal di gola perchè la sotto mi sono fatta sentire”.

Viaggiare a Roma sui mezzi pubblici è un’impresa titanica. I disservizi dell’Atac sono mostruosi e di fatto costituiscono un incentivo per usare l’auto, a danno della mobilità generale – ingorghi e traffico impazzito – oltre a generare inquinamento atmosferico.

Se ne deduce quindi che gli investimenti pubblici in infrastrutture sono ineludibili. Non è possibile aspettare 10 anni per realizzare una nuova linea di metropolitana. Non è possibile non garantire un servizio decente a migliaia di cittadini che si devono recare sul posto di lavoro.

Per realizzare nuove linee, manutenere seriamente i vagoni, sono necessari gli investimenti pubblici. La scusa è sempre quella: l’assenza di risorse. Ciò che non si riesce a compiere è l’azione di ricomposizione della spesa pubblica, diretta a tagliare la spesa corrente e aumentare gli investimenti.

Purtroppo anche dal DefDocumento programmatico di economia e finanza – non vengono buone notizie poiché gli investimenti pubblici sono previsti in riduzione nei prossimi anni. Ciò non implica che questa tendenza debba essere seguita anche dalla partecipate a controllo pubblico come l’Atac.

Se il groviglio di società partecipate pubbliche viene usato a fini clientelari, per generare consenso – invece che garantire servizi alla popolazione – non se ne esce. Si deve invece tornare – come negli anni Sessanta – a focalizzare la strategia e la gestione verso gli investimenti, che costituiscono una scommessa sul futuro. Non possiamo far conto solo sugli investimenti privati, che negli ultimi 5 anni sono calati in modo deciso e non sono sufficienti per trainare la ripresa (stentata) dell’economia italiana.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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