I dottorandi a mille euro non stanno né in cielo né in terra

di Beniamino Piccone - 26 aprile 2016

Mentre alcuni manager italiani si votano in consiglio degli stipendi – ed emolumenti – immeritati (leggersi La paga dei padroni di Dragoni e Meletti per avere un’idea), i giovani migliori che abbiamo a disposizione, i cosiddetti dottorandi, ossia laureati che studiano per il dottorato, hanno degli stipendi da fame.

A Milano, con mille euro al mese non si vive, si sopravvive. Cinquecento euro di affitto, duecento per il cibo, cento per i trasporti, bollette varie e si rimane senza una lira. Si chiama allora il “papi” (per chi ce l’ha) e si fa la questua. Ma un ventiseienne non può essere ridotto a fare l’elemosina a genitori e nonni. Deve potersela cavare da solo, soprattutto se ha il talento necessario per arrivare vincere il concorso di dottorato di ricerca.

Così nel Belpaese mentre abbiamo fior fior di baby pensionati – che hanno smesso di lavorare dopo 16 anni, 6 mesi e un giorno – o pensionati a retributivo (senza che la pensione abbia un qualche legame con i contributi versati), la “meglio gioventù” è alla canna del gas. Poi ci lamentiamo che i nostri ragazzi vadano a lavorare all’estero. Siamo già fortunati se qualcuno decide di rimanere.

Beatrice Gornati, 27 anni, dottoranda di ricerca in diritto internazionale, intervistata dal Corriere della Sera, dice di essere stata costretta a trasferirsi a Legnano per risparmiare sull’affitto: “Le spese mediche sono minime ma quando arriva il conto del dentista di 400 euro vai in crisi”. Gli extra vanno ponderati per bene “perchè per pizza e cinema ci vogliono trenta euro”.

È quindi da salutare con soddisfazione la scelta del Consiglio di Amministrazione dell’Università Statale di Milano che ha alzato da 1.016 (netti) a 1.200 euro la borsa di studio per i dottorandi (come in Bicocca, peraltro).

Sarebbe opportuno, peraltro, che le intenzioni di premiare il merito del rettore di Unimi Gianluca Vago venissero concretizzate. Se si applicasse il principio del merito, i dottorandi sarebbero i primi a essere d’accordo.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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