Il sistema di incentivi dei dirigenti pubblici non funziona

di Beniamino Piccone - 4 aprile 2016

Un recente lavoro della Banca d’ItaliaIncentivi e valutazioni dei dirigenti pubblici in Italia – rivela un sistema pubblico caratterizzato da appiattimento dei premi erogati, dove gli ammontari risultano influenzati solamente dall’età del dirigente. Siamo quindi in una situazione ben lontana dalla meritocrazia, di cui tanto si parla. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo in mare. In Italia, un oceano.

Roberta Occhilupo e Lucia Rizzica, ricercatrici della Banca d’Italia, partendo dall’assetto istituzionale, fanno una sintesi della riforme degli anni Novanta che hanno modificato radicalmente l’assetto precedente, “basato sull’attribuzione al ministro pro-tempore della piena responsabilità sia della conduzione dell’attività di indirizzo politico sia della gestione amministrativa. Tale modello di “responsabilità ministeriale” aveva consentito una conduzione dell’azione pubblica disancorata da risultati gestionali oggettivi e prevalentemente orientata alla soddisfazione dell’interesse politico elettorale”.

Il dirigente operava al servizio dell’esecutivo, eseguendo le direttive e gli ordini impartiti dal ministro, aveva scarsi poteri decisionali e il suo percorso di carriera nei livelli apicali era determinato pressoché discrezionalmente dal ministro e le sue progressioni stipendiali erano stabilite in base all’anzianità di servizio.

La riforma introduce la distinzione funzionale tra attività di indirizzo politico e gestione amministrativa. Al potere esecutivo rimane il potere di definire la programmazione politica, mentre ai secondi l’attuazione. Secondo le due studiose, “il punto di equilibrio del trade-off tra l’esigenza del rappresentante politico di scegliere dirigenti “non ostili” e il principio di imparzialità dell’azione amministrativa è stato individuato nell’attribuzione ai rappresentanti politici del potere di conferire, rinnovare, valutare e revocare l’incarico di alcuni dirigenti apicali e nell’assoggettamento di questi ultimi al meccanismo della cessazione automatica degli incarichi in conseguenza dei mutamenti dei governi (spoils system)”.

Questo sulla carta. In pratica l’autonomia dei dirigenti è apparsa seriamente ostacolata. La “responsabilità dirigenziale”, complici numerose modifiche normative, si è annacquata.

In relazione al riconoscimento del merito, le norme in vigore prevedono che la retribuzione dei dirigenti sia composta da una parte fissa fissata dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro, una parte variabile legata alle risorse disponibili di ciascun ente, e un’altra parte variabile legata alla performance individuale (retribuzione di risultato).

L’analisi della Banca d’Italia evidenzia come esista un sostanziale appiattimento dei premi erogati. La variabilità all’interno di ciascun ministero è pressochè nulla: “Al ministero del lavoro i dirigenti di prima fascia ricevono 10,329 euro (in cinque casi su 19) oppure 11,591 (13 casi su 19), solo un dirigente ha ricevuto 16,938 euro; al ministero della salute 11 dirigenti di prima fascia su 12 hanno ricevuto 31,932 euro”.

Per realizzare una vera meritocrazia, nel Belpaese, abbiamo molto da lavorare.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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