Il “frigorifero” della cassa integrazione rende i lavoratori non idonei

di Beniamino Piccone - 2 maggio 2016

In questi lunghi anni di crisi economica le grandi imprese hanno fatto un largo uso della cassa integrazione guadagni (Cig), sia ordinaria che straordinaria. La Cig usata per compensare gli alti e bassi della congiuntura ha molto senso. La nascita di questo ammortizzatore sociale ha la sua ratio proprio nel contrastare il calo temporaneo dell’attività economica.

Gli abusi però non sono mancati nei decenni scorsi. Sono stati numerosi gli interventi a favore di lavoratori di imprese decotte, che dal momento dell’attivazione della Cig in avanti non avrebbero mai potuto tornare sul mercato. In questi casi si sarebbe dovuto intervenire con altri strumenti. Fortunatamente la ministra del welfare del governo Monti Elsa Fornero ha posto un limite – con grandi proteste da parte dei sindacati – a questo andazzo nefasto.

Per i lavoratori delle imprese che si sono avvalse della Cig sorge però un grande problema, l’aggiornamento professionale. Se un soggetto rimane fuori dall’impresa per lungo tempo – per esempio con una cassa integrazione a zero ore – quando viene richiamato a lavorare anni dopo, la sua produttività è scesa in modo considerevole. Nel caso concreto degli operai Fiat di Mirafiori, “la Repubblica” ha segnalato che “il posto c’è, ma mancano gli idonei”. Gli stessi sindacalisti pensano che circa la metà dei cassintegrati siano inidonei. La fabbrica è molto diversa da quella che si conosceva e non c’è corso di riqualificazione che consenta di reinserirli.

Molti problemi che si sono sempre rimandati vengono al pettine. Emerge una costruzione malsana del sistema di assistenza sociale – cosiddetto welfare – basato sull’inattività dei lavoratori in cassa integrazione, una sorta di frigorifero, dove il lavoratore non deve fare alcunché, solo giocare a tresette e non fare alcun corso di aggiornamento. È evidente che – in un mondo che va duecento all’ora – il lavoratore che torna dopo anni si trova inadatto, inidoneo a svolgere le mansioni per cui è pagato.

I sindacati, naturalmente, sperano e insistono nella pensione anticipata dei soggetti inidonei. Qualsiasi problema viene scaricato sul sistema pensionistico, che è centrale nel welfare italiano. Peccato che in un sistema a ripartizione come il nostro, chi paga sono i giovani, con contributi alti, rendimenti sugli stessi irrisori (se non nulli come nel 2015), e prospettiva di una pensione a contributivo esigua, vista la presenza di “carriera interrotta” o precaria.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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