Le scuole devono chiudere dal 30 giugno al 1° settembre

di Beniamino Piccone - 13 giugno 2016

Una mamma di Pavullo, in provincia di Modena, ha lanciato un appello affinché le scuole stiano aperte fino al 30 giugno. Ha estremamente ragione. Con una natalità in forte calo, chi ha figli deve fare i salti mortali nei mesi estivi per riuscire ad arrivare a settembre. E poi non è finita perché le scuole, con tutta calma, iniziano le lezioni a metà mese, magari con orario ridotto.

La 32enne Alberta Alessi, logopedista con tre figli, il più grande in prima elementare, ha messo la considerazione per iscritto in una petizione online (su www.change.org) indirizzata al premier Matteo Renzi e al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. È stato un successone: nell’arco di dieci giorni ha raccolto 5.000 firme. Il calendario scolastico è costruito per una società che non esiste più, dove la madre non lavora e ha come compito esclusivo la cura della figliolanza. Ma siamo nel 2016 e, in particolar modo nelle grandi città, le donne lavorano tanto e come gli uomini (magari guadagnando anche meno, ahiloro, a parità di mansione), per cui c’è profonda necessità di rivedere le cose.

Il cambiamento, però, a parole lo vogliono tutti, ma nella realtà viene osteggiato. In primis dagli insegnanti che hanno teoricamente “solo” 36 giorni di ferie, ma nei fatti beneficiano di due mesi estivi interi (luglio e agosto), due settimane a Natale e una a Pasqua. Una situazione senza senso, non equiparabile ad alcuna categoria italiana di lavoratori.

Quando bisogna ripartire in modo diverso, la prima cosa da fare è vedere che cosa fanno i nostri vicini europei. La Francia chiude 9 settimane, tra il 4 luglio e il 5 settembre, la Germania 6 settimane tra il 7 luglio al 13 settembre il Regno Unito 6 settimane, tra il 20 luglio al 31 agosto. E noi? 12-13 settimane.

Gli insegnanti sostengono di guadagnare poco. Se si considerano le ore di lezione, rispetto ai loro colleghi europei, siamo ben sotto, per cui diamo forza al cambiamento, dibattiamo, discutiamo, ma non costringiamo le famiglie a inventarsi attività di ogni tipo (anche a pagamento che non tutti possono permettersi) da giugno a settembre. Peraltro con le elezioni amministrative del 5 giugno, il 6 mattina l’entrata è stata ritardata (e meno male che si votava solo di domenica).

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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