Agguati, minacce e sparatorie: il Sud preda dell’illegalità

di Beniamino Piccone - 27 giugno 2016

A pochi giorni di distanza due episodi criminali hanno avuto giustamente spazio sui giornali. Il 9 maggio è stata bruciata la casa del padre del sindaco di Licata (in provincia di Agrigento) Angelo Cambiano, il quale esige che la legge si rispetti e intende andare avanti nell’abbattimento di 500 villette costruite in modo abusivo.

Cambiano ha tutta la nostra solidarietà perchè senza legalità e rispetto delle regole il Sud e la Sicilia in primis continueranno a marcire nel degrado e nel sottosviluppo. Cambiano non ci sta e non si arrende: “Non lascerò perdere questa battaglia per un solo istante. Tra qualche mese nascerà mio figlio. Cosa gli racconterò? Che suo padre è fuggito? Non penso proprio. Di certo posso dire che al di là dello Stato, che ho avuto vicino in questi mesi, nessuno si è schierato al mio fianco. La politica mi ha abbandonato e non è quello che mi aspettavo. Paura? Inevitabilmente sì”.

Il 18 maggio il presidente del Parco dei Nebrodi (l’ente che gestisce la più grande area protetta della Sicilia) Giuseppe Antoci è uscito illeso da uno scontro a fuoco tra un gruppo mafioso e la sua scorta. Solo la macchina blindata e la prontezza degli uomini di scorta hanno evitato il peggio.

Le indagini hanno imboccato la strada della cosiddetta “agromafia”, contro la quale la dirigenza del Parco si sta battendo da tre anni. In marzo è stato firmato un protocollo di legalità per contrastare e prevenire l’infiltrazione mafiosa nel territorio dei Nebrodi. Tutto ciò blocca l’accesso ai fondi agricoli europei, oltre tre miliardi di euro l’anno in tutta l’isola, gestiti dall’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura). Proprio di recente era stata revocata l’assegnazione di 4.200 ettari di terreno ad alcune aziende agricole, sospettate di contiguità con la mafia. Sul “Corriere della Sera” Antoci ha chiarito che il protocollo di legalità “blocca il sistema “facile” con cui la mafia si finanziava grazie alle truffe agricole. Sottraendo a onesti imprenditori cifre milionarie. Impedendo la crescita di aziende sane”.

Bisogna ricordarsi di quello che disse Giovanni Falcone: “Cosa Nostra non è un anti-Stato, ma piuttosto una organizzazione parallela che vuole approfittare delle storture dello sviluppo economico, agendo nell’illegalità. (...) La mafia non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, gente intimidita e ricattata che appartiene a tutti gli strati della società”.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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