La cassa integrazione ancora oggi è usata male

di Beniamino Piccone - 4 luglio 2016

Più volte su queste colonne abbiamo scritto che la cassa integrazione è nato come uno strumento utile per contrastare la congiuntura debole, ma spesso e volentieri è diventato un modo per eludere i problemi, rimandarli, così da passarli alle generazioni successive.

È sempre valido il monito del giurista Arturo Carlo Jemolo per cui “la Repubblica italiana è fondata sul riposo, con i loro figli S. Slittamento e Santa Proroga”. Il fatto è che i costi di questi rimandi sono ingenti.

Il Corriere della Sera del 1° giugno ha dato lo spazio di apertura della sezione Economia all’accordo raggiunto tra il governo e Almaviva, società attiva nel settore dei call center. Si dovrebbe festeggiare poiché l’azienda ritira i tremila licenziamenti.

Invece c’è ben poco da gioire. Infatti il contribuente sosterrà il costo della “solidarietà” per i 3mila lavoratori fino a Natale e poi dal 2017 ci sarà la cassa integrazione straordinaria in deroga. Siamo in deroga dal 2010! Basta deroghe. Le deroghe danno ulteriore potere al sindacato che può vantarsi di avere ottenuto dalla politica l’ok all’accordo.

Ma chi paga, direbbe Ugo La Malfa. Il contribuente, che ancora una volta si trova a dover finanziare degli ammortizzatori sociali discrezionali e passivi, dove il lavoratore sta in frigorifero per un po’, senza lavorare, perde competenze e così sarà più difficile per lui trovare un’altra occupazione.

Siamo certi che tra 18 mesi leggeremo che si vorrà derogare alla deroga e quindi continuare a erogare il sussidio. In cambio di cosa? Nulla. Anche i lavoratori dovrebbero riflettere su questo sistema che incentiva l’immobilismo, che ostacola la ricerca di un nuovo posto di lavoro.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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