Produttività: In Finlandia si lavora di più senza aumenti salariali

di Beniamino Piccone - 11 luglio 2016

Nelle ultime considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, un passaggio rilevante è dedicato alla produttività, che è uno dei mali atavici del nostro Paese: “Bisogna puntare a riportare la produttività delle imprese, dell’economia nel suo complesso, su un sentiero di crescita solido e stabile: l’innovazione, l’investimento devono beneficiare di un ambiente che li favorisca e li premi”.

Di fatto con un sistema economico incentrato sulla piccola impresa, se questa ha margini risicati e non investe, la produttività – ossia quanto si produce in una unità di tempo – stagna e non consente, a meno di perdere marginalità, di aumentare i salari. Se i salari non crescono, la classe media ha meno disponibilità per consumare. E infatti i dati sulla domanda interna domestica sono tragici. Da ben 8 anni.

Cosa si potrebbe fare? Copiare cosa fanno all’estero. Per esempio, in Finlandia governo e sindacati hanno raggiunto un accordo che impone ai lavoratori di svolgere un maggior carico orario senza alcun aumento salariale. L’intesa, che riguarda l’87% della forza lavoro finlandese, prevede che gli occupati lavorino 24 ore in più l’anno, pari a tre giorni, con lo stesso stipendio. Un accordo raggiunto dopo una trattativa durata molti mesi, che ha trovato un’intesa su una ipotesi a cui i sindacati erano inizialmente contrari. Il governo di centrodestra guidato da Juha Sipilä spera così di ritrovare competitività, dopo una prolungata fase di difficoltà economiche. I sindacati hanno accettato il congelamento dei salari per un anno.

Rileva che anche nel settore pubblico le retribuzioni saranno ridotte di circa il 30% tra il 2016 e il 2019. Potrebbe esistere una cosa simile in Italia? Oltretutto il governo ha promesso di ridurre il carico fiscale così da mitigare queste misure di deflazione interna.

Dopo aver subito un pesante contraccolpo per la crisi di Nokia, la Finlandia è stata colpita dalle sanzioni imposte alla Russia, il suo maggior partner commerciale fuori dall’eurozona. L’export verso Mosca è passato dal 10% del 2012 al 5,8% dello scorso anno. Quando le cose vanno male, è necessario agire. Senza indugi.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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