La Brexit, figlia del degrado della Vecchia Inghilterra

di Beniamino Piccone - 1 agosto 2016

Dopo diverse settimane dalla Brexit, possiamo tornare a ragionare a freddo sul perchè gli inglesi – per duecento anni considerati i massimi rappresentanti di una certa idea di libertà e tolleranza – abbiano deciso di uscire dall’Unione Europea sentitisi minacciati dall’immigrazione e dalle regole europee.

Come ha scritto il saggista Ian Buruma, “l’immagine della Gran Bretagna è cambiata dalla sera alla mattina. Gli anglofili dell’Occidente la ammiravano per molte ragioni: l’apertura nei confronti dei rifugiati provenienti da regimi continentali illiberali, il fatto che un uomo di origini ebraiche sefardite (Benjamin Disraeli) fosse diventato primo ministro, e il modo in cui, nel 1940, il Paese si è opposto, praticamente da solo, a Hitler”. È certo comunque che la testa di chi vince le guerre è molto diversa da chi le perde.

A chi, come il sottoscritto, è rimasto profondamente sorpreso dalla scelta inglese, risponde su L’Espresso Mario Fortunato, invitando ai lettori a riflettere sullo stato di degrado della vita fuori Londra – come New York – poco rappresentativa dell’intera nazione: “C’è la provincia. I piccoli centri con quattro case e una Main Street. C’è la campagna. I pub disseminati nei campi. Dove la sera si va a bere una pinta di birra, e la sera significa le cinque del pomeriggio. Dove la famosa middle class si è impoverita paurosamente negli ultimi tempi e l’odio verso i Londoners, ricchi e smart, è diventato endemico. Dove non si vede nessun altro che non sia inglese da dieci generazioni e dove chiunque abbia la pelle olivastra è chiamato “mujaheddin””.

Sono stato di recente a Londra – dopo Brexit – e ciò che mi ha colpito è stato il basso livello dei reality show, pieni di protagonisti ottusi, volgari, privi di quasiasi senso civico, interessati solo a sbronzarsi. Vi ricordate Spud in Trainspotting che va a dormire dalla sua fidanzata e la mattina combina un disastro epocale in cucina con le lenzuola sporche di escrementi della notte prima, ubriaco fradicio? Ecco.

Con le parole di Fortunato dico: “Il caos regna sovrano, il frigorifero è l’ultimo bastione famigliare (si mangia in piedi, con l’anta aperta del frigo – e si mangiano solo schifezze). Altro che cottage con le tendine di pizzo alle finestre. Altro che afternoon tea. Tutto è preconfezionato, precotto, predigerito”. Cosa aspettarsi di diverso che la richiesta di mandare l’Europa a quel paese?

L’Unione Europea ha mille difetti. Ma smantellare le istituzioni che furono cautamente create sulle rovine dell’ultima guerra mondiale non contribuirà per certo a tutelare le libertà degli europei.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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