Crescita economica debole: servono spending review e investimenti pubblici

di Beniamino Piccone - 12 settembre 2016

I recenti dati sulla crescita nel secondo trimestre 2016 fanno pensare che anche nel 2016 il Pil non riuscirà a superare l’1% di incremento (probabilmente chiuderemo nell’intorno dello 0,7% come nel 2015). L’Italia è come un meccano costruito male, che andrebbe smontato e ricostruito.

Da dove è opportuno ripartire per migliorare la situazione languente? Da due elementi:

  1. la spesa corrente, che cresce sempre, al di là della parte interessi sul debito. La spesa primaria costituisce una percentuale del Pil superiore a quella tedesca. Per dire. In Italia si è sempre privilegiata la spesa alla ricerca del consenso elettorale. Meglio assumere un bidello in più che mettere in sicurezza una scuola fatiscente. Il sottoscritto, cultore del governatore Paolo Baffi, ricorda sempre le sue parole – attualissime – del 1978: “Se si è convinti che la spesa pubblica corrente ha raggiunto valori insostenibili, che essa non risponde in modo appropriato alle esigenze sociali e che per di più ha in sé fattori di ulteriore deterioramento quantitativo e qualitativo, occorre intervenire senza ulteriori indugi e senza mezze misure”. Qualche tenue speranza viene dai dati forniti dal Politecnico di Milano – Osservatorio Digital Innovation – che ha evidenziato come il rafforzamento del modello Consip – abbia consentito di risparmiare nel 2015 3,42 miliardi, oltre a un ulterire quota di risparmio pari a 2,62 miliardi grazie al “green procurement”, fatturazione elettronica, dematerializzazione, risparmi di processo e contenzioso. Il commissario alla spending review Yoram Gutgeld – in tedesco significa “soldi buoni”, ed è un buon segno – dovrebbe avere maggiore sostegno da parte della presidenza del Consiglio, perché quando si interviene sui centri di spesa, l’opposizione è massima. Non dimentichiamo che Carlo Cottarelli e Roberto Perotti, in passato hanno lasciato l’incarico perchè poco supportati a livello politico;
  2. il secondo punto centrale da perseguire riguarda gli investimenti pubblici. La maggior parte dei tagli della spesa pubblica degli ultimi anni si è concentrato sugli investimenti, che sono ancor più necessari nei casi di “market failure”, ossia quando il privato langue. Specialmente nel Sud Italia il livello delle infrastrutture fatiscenti ostacola il fare impresa, che dovrebbe essere il primo focus dell’attività economica. Non è più tempo di assunzioni alla Remo Gaspari, che riempiva le Poste Italiane di abruzzesi.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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