Il Sud Italia malato cronico d’Europa

di Beniamino Piccone - 19 settembre 2016

La maggior tragedia ferroviaria della storia d’Italia, in Puglia – dove il binario unico è ancora in essere – ha riportato all’attenzione del pubblico il dramma economico-sociale del Mezzogiorno.

Nel Sud Italia il reddito pro-capite è quasi la metà di quello del centro Nord, fare impresa è un incubo – abbiamo raccontato su queste colonne il dramma degli imprenditori minacciati o preda di agguati come Ciro Moccia, patron della “Pasta Gragnano” – gli investimenti pubblici sono in calo drammatico.

Con i fondi dell’unificazione anche la Germania Est ha raggiunto col tempo il tenore di vita dei confratelli tedeschi. Perché nel Sud Italia siamo rimasti indietro? Perchè si è parlato pochissimo della morte di Gabriele Pescatore, che guidò brillantemente la Cassa del Mezzogiorno, negli anni ruggenti del “miracolo economico”, prima che la politica si prendesse la Cassa per il consueto “magna magna”?

Conta il “rendimento” delle istituzioni pubbliche. Come hanno ben illustrato Acemoglu e Robinson (Why nation fail, cit.), le nazioni falliscono quando il settore pubblico favorisce le corporazioni, la corruzione, la maldistribuzione delle risorse. Quando vince l’economia estrattiva, a favore di pochi, e perde l’economia inclusiva, a favore dei più, di coloro che hanno voglia di fare e di faticare.

Quando leggiamo che i fondi per il raddoppio della linea Corato-Andria – dove è avvenuta la carneficina nello scontro frontale tra due treni regionali – c’erano, ma le istituzioni non si sono messe d’accordo per anni su come realizzare l’opera, viene da piangere.

Un cittadino francese Jean-Chretien Favreau ha scritto settimane fa a “Repubblica” protestando per i troppi rifiuti: “Siamo andati a Macari, comune di San Vito Lo Capo, in Sicilia per preparare le vacanze di un gruppo di amici. L’abbiamo trovata invasa dai rifiuti. Così abbiamo avvisato gli amici di desistere dal venire e andare in Grecia. Al sindaco di San Vito e ai cittadini di Macari suggeriamo di conservare Macari pulita se vogliono rivedere i turisti”. No comment.

Non esiste capacità progettuale nel Sud – i Comuni discutono con le Regioni con migliaia di lettere protocollate, per poi rimandare sempre la decisione. I migliori se ne vanno a studiare al Nord o all’estero. Chi rimane che scelte può fare? Non gli resta che partecipare all’ennesimo concorso pubblico con 2mila partecipanti e 3 posti a disposizione. Fissi, come ha ben descritto Checco Zalone. Il posto fisso è il sogno di tanti. Ma è la fine della speranza.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


0 Commenti :

Commento

Captcha

BENIAMINO PICCONE

/media/4982327/piccone.png
STORIA ECONOMICA
Account twitter Account LinkedIn Feed RSS

Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

Economia
Il Censis certifica le disparità intergenerazionali
16 gennaio 2017
Economia
Lo schiaffo dei giovani al referendum un segnale per i prossimi governi: basta sussidi ai pensionati agiati
19 dicembre 2016
Economia
Nella pubblica amministrazione si premia la presenza. E la produttività?
13 dicembre 2016

ARCHIVIO