Instabilità geologica, terremoti e prevenzione

di Beniamino Piccone - 5 settembre 2016

L’Italia storicamente è un Paese a forte rischio geosismico. Con la Grecia è lo Stato più sismico d’Europa. Le faglie storiche dell’Appennino sono ancora una volta state la causa del terribile terremoto che ha colpito la provincia di Rieti nel Lazio. Ammirevoli i soccorsi e l’umanità delle tante persone che sono accorse a prestare aiuto.

A freddo, è tempo di qualche considerazione. Non è possibile che luoghi ad alta instabilità geologica siano caratterizzati dall’assenza di misure preventive. Oltre il 70% degli edifici in Italia non è adeguato al rischio terremoto. Infatti a oggi non è obbligatorio l’adeguamento sismico degli edifici esistenti. È obbligatorio applicare le norme – definite nel 2009 dopo il sisma a L’Aquila – solo per le nuove costruzioni.

È invece obbligatorio verificare edifici e ristrutturazioni definiti strategici, come prefetture, stadi, ospedali, scuole, musei. Questa attività era prevista da un’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri del 2004. Nell’ordinanza erano previste anche verifiche che in realtà non sono state fatte. Ovviamente. Come mai? Semplice. Se le verifiche vengono fatte e poi ci si accorge che la scuola non è in regola, che si fa? La si chiude?

Emblematico il caso della scuola di Amatrice – il paese più colpito dal sisma – “Romolo Capranica”, ristrutturata e inaugurata nel 2012: è crollata insieme al resto del paese più vecchio. Col piffero che sono state seguite le norme antisismiche. Viene da piangere a sentire Enzo Boschi, decano dei terremoti, secondo il quale ricostruire costa 5 volte di più che prevenire.

Peraltro, fa notare Paolo Rocchi, ordinario di consolidamento degli edifici storici della Sapienza di Roma (oggi fuori ruolo), le norme tecniche sulle costruzioni non sono aggiornate. Infatti il testo in vigore è ancora quello del 2009. Era prevista una revisione biennale ma il Consiglio dei lavori pubblici si è diviso nel 2012 e non ha deliberato. Il punto divisivo era proprio l’adeguamento antisismico degli edifici esistenti.

La Pubblica Amministrazione è un fattore competitivo. Se non riusciamo a farla funzionare non andiamo da nessuna parte.  Un meccanismo complicatissimo ha fatto sì che i fondi destinati ad Amatrice non siano stati utilizzati. Gli sportelli per la richiesta fondi sono comunali ma sono poi le regioni a gestire l’assegnazione dei fondi. Nel Lazio, i 4 milioni di fondi messi a disposizione nel 2014/2015 per l’edilizia privata sono bloccati. Per i 2,7 milioni del 2013 sono arrivate 1.342 domande, accettate solo 191. La Protezione civile spiega mestamente: “A causa di un meccanismo farraginoso, spesso i fondi non vengono nemmeno utilizzati da chi ne ha dirittto. Preferiscono lasciare le case così come sono”. Amen.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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