In India si spinge verso i pagamenti digitali, in Italia siamo ancora affezionati al contante

di Beniamino Piccone - 28 novembre 2016

Il primo ministro indiano Narendra Modi ha decretato la fine del corso legale delle banconote di grande taglio – 500 e 1000 rupie, l’equivalente di 7 e 14 euro, ma con un costo della vita reale più basso – al fine di dare un taglio all’economia sommersa. Tutta l’India è in coda per cambiare i soldi che in solo due settimane non avranno più valore. I possessori possono solo depositarle in banca – in quantità limitata – oppure scambiarle con banconote di taglio inferiore.

In Italia come siamo messi con l’uso del cash? Male, as usual, il contante è ancora il mezzo di pagamento più diffuso. Solo il 22% dei consumi nazionali viene saldato con carta di pagamento. Non è che manchino le carte, che infatti sono 1,7 per abitante (contro 1,9 in Europa), bensì manca l’utilizzo dello strumento. Nel Bel Paese ogni consumatore transa con la carta solo 44 volte l’anno, la metà circa del suo omologo europeo (100 l’anno) e decisamente meno di Danimarca e Svezia dove sono oltre 200 i pagamenti digitali nei 12 mesi. Il direttore dell’Osservatorio del Politecnico Valeria Portale riconduce la nostra ritrosia a fattori culturali: “Non c’è la corretta percezione del fatto che il contante rappresenti un costo per tutti. Allo Stato (costo di trasporto), al cittadino visto che viene favorita la microcriminalità esponendo commercianti a furti e rapine. Inoltre c’è chi usa il contante per schermare operazioni in nero”. Le operazioni condotte con carta o pos sono infatti tutte tracciate ed è impossibile nasconderle al fisco. Repubblica ha dedicato mezza pagina lo scorso 17 novembre per spiegare l’operazione monstre compiuta nel foggiano da malviventi professionisti, andati all’assalto – con elicotteri, bazzoka e kalashnikov -  di un portavalori. Più usiamo il contante, più diamo chance ad assalti in stile Far West.

L’economista Luigi Zingales ha evidenziato come la strategia di Modi sia stata controproducente: “L’eliminazione del contante non può essere fatta dalla sera alla mattina, neppure nei Paesi più avanzati, tantomeno in India. L’anno scorso la Svezia ha annunciato che aspira a diventare un’economia senza contante per il 2020. Cinque anni di tempo per un Paese dove il cash rappresenta solo il 5% del valore delle transazioni”. Lo scontento dell’indiano in fila per ore lo porterà probabilmente a preferire un po’ di corruzione, pur di non dover cambiare così in fretta le proprie abitudini. 

In Italia, con una buona fetta di anziani allergici al contante ed evasori felici e contenti di non usare il pos sarà veramente difficile transitare verso una economia senza contante.  A Bergamo – città pilota, con l’obiettivo di diventare una cashless city – si sta cercando di incentivare esercenti e consumatori al maggiore utilizzo di carte di credito e carte di debito. I risultati sono apprezzabili. Oltre a una serie di attività per migliorare la rete di accettazione negli esercizi commerciali, si sta lavorando soprattutto sulla comunicazione ai cittadini, informando sulle potenzialità dei pagamenti elettronici e chiarendo i pregiudizi più comuni. CartaSì ha lanciato un  concorso, che premierà con buoni spesa chi effettuerà pagamenti senza ricorso al contante, siano essi cittadini o esercenti. La battaglia contro il cash sarà ancora lunga ma vale la pena di combatterla. 

Beniamino Piccone Private banker - Economista - Docente universitario

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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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