La classe dirigente sindacale deve tornare sui banchi di Scuola

di Beniamino Piccone - 7 novembre 2016

Proprio perchè il sindacato è fondamentale all’interno di una società, saremmo lieti di vedere a capo delle compagini sindacali delle persone preparate. L’allora governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi, invitato in televisione a dibattere con il segretario della CGIL Luciano Lama (che sostenne per lungo tempo la teoria del salario variabile indipendente), disse al direttore di Repubblica Eugenio Scalfari che non era il caso discutere con persone prive di argomentazioni scientifiche.

In una lettera del giurista Arturo Carlo Jemolo a Baffi del gennaio 1980, l’”insigne maestro di pensiero” scrisse: “Poi manca il pudore; raramente guardo la televisione, ma mi sono trovato dinanzi al video mentre un segretario generale di Confederazione (Lama, ndr) – che fin qui aveva detto cose sensate – proclamava la necessità dello sciopero generale per il 15, perché il governo conceda aumenti ed aumenti, scala mobile scattante ad ogni momento, provochi assunzioni di mano d’opera, e adotti misure per fermare l’inflazione; qui la mala fede è palese perché l’uomo non è uno stupido integrale, ma vuole avere il suffragio delle masse e conservare la sua carica”.

 

Sono passati tanti anni ma non pare siano stati fatti passi avanti. Raffaele Bonanni, dopo una carriera sindacale (e pochi anni di lavoro in azienda), ha lasciato la direzione della CISL con una scandalosa pensione calcolata con il metodo retributivo. Con l’aggiunta di benefici negoziati illo tempore dai sindacati stessi.

L’estate scorsa il segretario generale della UIL Carmelo Barbagallo ha scritto una lettera al Corriere della Sera dimostrando tutta la sua incultura economica. In una passaggio memorabile (sic!) silegge: “Se molte aziende sono costrette a chiudere e licenziare i propri dipendenti è perchè non riescono a vendere i propri prodotti. E ciò accade perchè i lavoratori e pensionati hanno perso il loro potere d’acquisto. Dunque, è interesse di tutti, dei lavoratori del settore privato, ma anche degli imprenditori e persino degli stessi lavoratori autonomi, che si rinnovino i contratti anche nel pubblico impiego”. E qui viene il bello, tenetevi forte che Barbagallo è in formissima: “L’equazione è semplicissima: più rinnovi contrattuali, più risorse, più acquisti, meno chiusure di fabbriche, meno licenziamenti e un sistema economico che può riprendere a girare”. Ecco la soluzione, non ci avevamo pensato: aumentiamo gli stipendi dei lavoratori, senza guardare alla produttività, eh, che poi d’incanto le cose migliorano. Stiamo parlando dello stesso Carmelo Barbagallo che è sotto inchiesta – l’accusa è appropriazione indebita - per aver beneficiato di una crociera (definita “progetto condiviso”) con i soldi del sindacato. 

 

Di recente ho letto il bel ricordo di Bruno Trentin – grande sindacalista -, scritto da Giuliano Cazzola (che fu dirigente della Fiom negli anni ’70). In un passaggio si legge: “Trentin sembrava un maestro, un professore che ti apriva orizzonti del sapere (...) laureatosi in giurisprudenza a Padova, Trentin si era recato negli Usa per un corso di specializzazione (tanto che Marco Cianca sul Corriere della Sera, lo definiva, tutte le volte che scriveva di lui, “il sindacalista che ha studato ad Harvard”)”.

I leader sindacali devono tornare sui banchi di scuola. Se vogliono interloquire alla pari con i ministri economici e del lavoro, devono conoscere almeno le basi della macroeconomia. 

Beniamino Piccone Private banker - Economista - Docente universitario

@beniapiccone 

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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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