La spesa corrente non deve essere considerata una variabile indipendente

di Beniamino Piccone - 21 novembre 2016

Il 2 novembre scorso sul Corriere della Sera il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida propone – in relazione alle emergenze sismiche che incideranno sul bilancio pubblico – di chiamare in causa i cittadini in nome della solidarietà.

Rifacendosi all’”addizionale pro Calabria” del 1955 (nell’ambito delle risorse devolute alla Cassa del Mezzogiorno), Onida invoca un aumento temporaneo dell’imposta sui redditi, commisurato all’imponibile e alle aliquote applicabili.

A fronte di una pressione fiscale esagerata – che ha raggiunto negli ultimi anni valori nell’intorno del 43% -, a fronte di servizi pubblici che in alcune regioni italiane sono a dir poco imbarazzanti,  si mette sul tavolo l’idea di aumentare ancora la tassazione diretta. Non è sostenibile, il sistema economico, già boccheggiante, non può sopportare un ulteriore aumento del carico tributario.

E’ fondamentale invece agire “senza ulteriori indugi e senza mezze misure” (Paolo Baffi, 1978, cit.) sulla spesa pubblica corrente, considerata da molti una variabile indipendente. Purtroppo la dipartita dei Commissari alla spendind review - Carlo Cottarelli prima e, successivamente di Roberto Perotti - non fa ben sperare.

I margini per intervenire ci sono. Anche in ambienti che Valerio Onida conosce molto bene. La Corte Costituzionale, infatti, garantisce agi di natura feudale ai propri presidenti emeriti (che sono parecchi. Visti i benefit - autista e telefono di casa pagato (sic) - si capisce il perchè). Vale la pena citare un ex giudice costituzionale, Sabino Cassese, non certo un estremista farneticante: «Gli organi che dovrebbero tenere sotto controllo tutti questi mali [disgregazione dell’amministrazione, numero elevato di dipendenti pubblici ormai ben pagati, con overstaffing quasi ovunque, divario Nord-Sud, localismo - NdC] sono assenti. I protagonisti dovrebbero essere Ragioneria Generale dello Stato e Corte dei Conti, che si sono azzerati, quando non sono diventati i difensori dello status quo e della spesa. Qualche anno fa il Ragioniere generale (Andrea Monorchio , ndr) sostenne che nella spesa pubblica non c’era nulla da tagliare o razionalizzare, salvo la carta igienica dei gabinetti».

Cassese così racconta, dall’interno, l’attenzione ai costi da parte della Corte Costituzionale: «Prive di ogni effetto le mie preoccupazioni relative al bilancio della Corte. Difetti sostanziali di struttura, principale dei quali la presenza di fondi interni, investiti in obbligazioni, che danno un rendimento, utilizzato per aumentare gli stipendi. Obietto, astenendomi, che così si violano diverse norme e si commettono numerose irregolarità. […] Insomma, pochissima trasparenza. A cui si aggiunge il trattamento del personale: un autista ha uno stipendio annuo iniziale pari a quello di un referendario dei tribunali amministrativi regionali. […] E le progressioni di carriera e retributive successive sono state molto più rapide e “ricche” di quelle dei magistrati. Ma la Corte è al di sopra della legge». Vogliamo parlare delle scandalose pensioni calcolate con il sistema retributivo – quindi con un sussidio automatico a carico del contribuente – garantito a tutti i giudici costituzionali?

Onida scrive che “oggi sembra che si possa parlare solo di riduzione delle tasse!”. Effettivamente le tasse sono un po’ bassine. Ma, sì, diamo ascolto a Onida, alziamole, senza che i servizi pubblici migliorino, le cose potranno solo peggiorare.

Beniamino Piccone Private banker - Economista - Docente universitario

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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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