Nella pubblica amministrazione si premia la presenza. E la produttività?

di Beniamino Piccone - 13 dicembre 2016

Il presidente del Consiglio a pochi giorni dal referendum festeggia la firma del rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici che sono ben 3.252.959. La Ministra per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia dichiara felice che “è un accordo Robin Hood, daremo più ai poveri e meno a chi già guadagna”.

Agli statali dal 2017 verranno dati 85 euro in più in busta paga. La contropartita? Non c’è. Non si fa alcun riferimento al decisivo rapporto di produttività. E’ dai tempi di Arturo Carlo Jemolo – “la qualità del personale della PA è quello che è” – che i sindacati si oppongono a una seria procedura di valutazione. Gli aumenti, come certifica ogni anno il valoroso senatore Pietro Ichino, vengono dati a tutti, indistintamente. Il premio di risultato è una variabile indipendente. Mentre in Inghilterra viene dato in media al 25% dei dipendenti, in Italia siamo pieni di fenomeni che prendono sempre il 100%.

Il fatto che tutti i sindacati - la Triade, Cigl, Cisl, Uil – parlino di accordo storico, ci preoccupa. Dubitare ha senso. Infatti nel protocollo di intesa si ridefiniscono come materia contrattuale malattie, congedi, permessi, tutte materie che la Legge Brunetta aveva avocato a sè con l’intento di punire i “fannulloni”. Inoltre si stabilisce che i contratti incentiveranno “più elevati tassi medi di presenza”. In altri termini, per evitare le sacche diffuse di assenteismo, si punta sulla presenza fisica. Se ne deduce che il solo ingresso in ufficio costituisca di per sè un merito. Se un soggetto c’è ma legge la Gazzetta dello Sport va premiato?

Le risorse per il rinnovo del contratto ammontano a 4,5 miliardi di euro (1,9 per il 2017, 2,6 per il 2018). Sono miliardi che vengono sottratti agli investimenti pubblici, che languono da molti anni e sono un forte vulnus alla ripresa economica. Se guardiamo alle singole amministrazioni, vediamo come l’esondazione della spesa corrente si abbatte sugli investimenti. Il Comune di Roma nello schema di bilancio preventivo 2017-2019 prevede investimenti per 160 milioni l’anno, contro gli oltre due miliardi del 2007 o i 500 milioni del 2015. Londra viaggia con numeri ben maggiori – 1,9 miliardi all’anno - , dimostrando lungimiranza e attenzione ai “tempi lunghi”, spesso citati da Luigi Einaudi. Quando sentite qualche storico ricordare i bei tempi del “miracolo economico”, andatevi a vedere quanto pesavano gli investimenti. Cifre incomparabili con l’oggi.

La riforma della PA deve essere varata entro febbraio. Vedremo se si riuscirà a stabilire un corretto sistema di incentivazione, che preveda premi per una esigua minoranza e che guarda effettivamente al merito, non alla “presenza in servizio” (che abbiamo visto come si possa falsificare come nei casi dei “furbetti del cartellino”), che non certifica alcun valore aggiunto per il cittadino. Il contribuente, quando si reca in un ufficio pubblico, spesso si sente in un mondo kafkiano, dove la logica non esiste, i tempi di attesa sono infiniti e la razionalità dell’interlocutore latita.

Beniamino Piccone Private banker - Economista - Docente universitario

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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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