Letta e Andreatta, politics e policy

di Beniamino Piccone - 10 giugno 2013

Nel discorso del Presidente del Consiglio Enrico Letta alla Camera del 29 aprile scorso, il passaggio più interessante è il riferimento a Beniamino Andreatta: “Ho imparato da Nino Andreatta la fondamentale distinzione tra politica (politics, ndr), intesa come dialettica tra diverse fazioni, e politiche (policy, ndr), intese come soluzioni concrete ai problemi comuni. Se in questo momento ci concentriamo sulla politica, le nostre differenze ci immobilizzeranno. Se invece ci concentriamo sulle politiche, allora potremo svolgere un servizio al paese migliorando la vita dei cittadini”.

Cogliamo allora l’occasione per parlare di un riformatore solido e geniale, Beniamino Andreatta. Accademico, politico, fondatore di Istituti di Ricerca, animatore della vita culturale italiana. Deputato e Senatore, più volte ministro, membro e presidente di Commissioni Parlamentari. In particolare, Ministro del Tesoro dal 1980 al 1982.
Così lo ha ricordato Padoa-Schioppa: “Il tratto più caratteristico della personalità di Nino Andreatta fu l’eccezionale capacità di coniugare due termini che troppo spesso vengono contrapposti: disciplina e libertà e quasi scandalosa spregiudicatezza, la spregiudicatezza di chi non si stanca di cercare il meglio, ovunque possa trovarsi. Con questo tratto egli ha segnato la sua opera di economista e di uomo di cultura, ma ancor più la sua condotta al di fuori degli schemi convenzionali, innovando nei metodi, negli indirizzi, nelle pratiche di lavoro, nella scelta delle persone, nel modo di parlare”.

Andreatta subì l’ostracismo della Democrazia Cristiana dopo la vicenda del Banco Ambrosiano. “L’establishment italiano è scheletrico e anchilosato, ma cattivo e pauroso. Dare prova di libertà costa carissimo”, ha affermato l’ing. De Benedetti: “Come Ministro del Tesoro, dopo il fallimento dell’Ambrosiano fece in Parlamento un memorabile discorso d’accusa contro lo IOR e il Vaticano. Dopo quell’episodio Andreatta fu emarginato dalla vita politica italiana per dieci anni. Solo la sua intelligenza e la sua passione politica lo hanno riportato a galla, dopo Mani Pulite”.
Andiamo a rileggere il discorso del 2 luglio 1982, quando Andreatta rivendicò la linea della fermezza durante gli sviluppi del “più grande scandalo finanziario del dopoguerra”: L’atteggiamento di fermezza delle autorità italiane è stato approvato dalle autorità monetarie di molti paesi. Ma questa fermezza ha avuto effetti anche per assicurare alla giustizia uomini legati a questo e ad altri episodi che hanno turbato la vita del nostro paese (...). L’Italia non è una repubblica delle banane; questa vicenda dovrebbe ricordarci che la fermezza non è la peggiore delle strade. (...)
Il Governo di attende che vi sia una chiara assunzione di responsabilità da parte dello IOR, che in alcune operazioni con il Banco Ambrosiano appare assumere la veste di socio di fatto”.

Siamo nel 2013, lo IOR è ancora protagonista di vicende poco piacevoli.

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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