I modelli predittivi della crisi d'impresa e lo Z score di Altman

di Giovanni Rubin - 10 giugno 2013 - Google +

L'elaborazione di modelli predittivi dello stato di crisi di un'impresa è stato un tema di forte interesse dottrinario fin dal secondo Dopoguerra. Si tratta, infatti, di strumenti atti a diagnosticare preventivamente i primi sintomi di uno stato di crisi di un'impresa per consentire ai vari stakeholders dei comportamenti conseguenti.

Tali modelli possono essere suddivisi in due macrocategorie: modelli qualitativi e modelli quantitativi.

Modelli qualitativi.

I modelli qualitativi si basano sul presupposto che un'analisi fondata meramente su dati numerici ed, in particolare su indici di bilancio, limiti fortemente un giudizio di merito sullo stato di salute dell'ente valutato.

Il modello qualitativo maggiormente diffuso ed apprezzato è l' "A score model", elaborato da J. Argenti nel 1976, il quale si basa sulla seguente logica: le debolezze del management e le carenze a livello di sistema contabile (prima variabile) sono causa di errori (seconda variabile) che conducono ai sintomi del fallimento (terza variabile).
Attribuendo un punteggio ad ogni singolo elemento componente le tre variabili su indicate è possibile ottenere un indice ("A score"), che, se inferiore a 25, denota un'elevata probabilità di insolvenza.

La validità predittiva di tale modello, tuttavia, non è mai stata testata in modo scientifico ed è palese come lo stesso pecchi di un'eccessiva "soggettività" nell'attribuzione dei punteggi.

Modelli quantitativi.

I modelli quantitativi sono basati su alcuni indici di bilancio e, a loro volta, possono essere suddivisi, in modelli "teorici" e modelli "empirici".

La prima categoria non è mai stata utilizzata nella prassi, in quanto riguarda aziende "ideali" e persegue una logica, astratta e troppo semplicistica, in base alla quale un valore di liquidazione inferiore alle passività conduce inevitabilmente al default.

I modelli empirici, invece, utilizzano un approccio induttivo e statistico su un campione di aziende significativo per trarre delle regole di valenza generale. I tentativi di elaborazione di modelli empirici sono stati molteplici: Beavel nel 1966, Altman nel 1968, Taffler e Tishaw nel 1977, Ezzamel, Brodie e Mar-Molinero nel 1987. Degno di menzione è anche il c.d. "Modello di Alberici", che, per primo, ha trattato tali tematiche con un campione di aziende italiane.

Tuttavia, uno studio dell'Università di Ferrara del 2006 ha decretato l'inaffidabilità dello stesso come modello diagnostico della crisi d'impresa.

Lo "Z score model" di Altman.

Lo studio dell'Università di Ferrara già menzionato ha, invece, stabilito che lo "Z score" è un valido modello diagnostico della crisi societaria, caratterizzato da un elevato tasso di affidabilità (percentuale di errore compresa tra il 15% ed il 25%), anche in situazioni contraddistinte da anomalie contabili (società prossime al dissesto che inquinano i risultati di bilancio con dati non veritieri per dissimulare il proprio status).

Per questo motivo, ad oggi, lo "Z score" è ritenuto lo strumento cardine in materia di previsione e prevenzione della crisi d'impresa.

Il principale punto di forza del modello riguarda la semplicità d'uso: è sufficiente, infatti, risolvere un'equazione di primo grado ed ottenere un valore (lo "Z score", appunto) da comparare con altri parametri (cut off) per determinare se la società possa essere collocata nell'area di "presumibile insolvenza", nell'area di "potenziale solvibilità" o nella c.d. "zona grigia" (grey area), in relazione alla quale non è possibile esprimere un giudizio definitivo, ma la cui appartenenza denota uno stato di salute economico-finanziaria precario.

tabella1

Si precisa che i parametri soglia esposti non sono quelli originariamente elaborati dal prof. Altman, ma quelli adattati alla realtà delle PMI italiane con uno studio pubblicato nel 2004 (Bottani-Serao-Cipriani).

Tutti i dati necessari per il calcolo dello "Z score" possono essere desunti dal bilancio d'esercizio di ogni società:

 tabella2

Possibili utilizzi dello Z score.

I principali pregi dello Z score model sono la semplicità di utilizzo e l'elevata capacità di comparazione nel tempo (variazioni year on year della stessa società) e nello spazio (raffronto tra società diverse).

Le principali funzioni possono essere così riassunte:

- supporto alla Direzione aziendale per un quick check dello stato di salute della società;

- supporto al credit management per l'assegnazione di un rating ai clienti;

- supporto ai fornitori per valutare la solvibilità di un potenziale cliente;

- simulazione di scenari diversi nell'elaborazione di business plans (what if);

- supporto ai redattori ed agli attestatori di piani di risanamento (artt. 67, 161, 182-bis, L.F.) per valutare la solvibilità di una società a seguito degli interventi proposti;

- supporto al collegio sindacale ed al revisore legale dei conti nella valutazione del going concern.

Limiti dello Z score.

Nonostante si tratti di un indice largamente utilizzato ed apprezzato nel mondo della finanza, lo Z score model presenta dei limiti piuttosto evidenti:

- non valuta gli intangibles di una società;

- è asettico rispetto alla congiuntura economica;

- non tiene conto dell'eventuale capacità di una società di ottenere finanza da soggetti terzi.

Giovanni Rubin

@gio_rubin


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GIOVANNI RUBIN

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Laureato in economia aziendale all'Università Ca' Foscari di Venezia, è dottore commercialista e revisore legale dei conti.
Specializzato in risoluzione della crisi d'impresa e nella gestione di procedure concorsuali, svolge con continuità l'attività di curatore fallimentare e consulente tecnico presso il Tribunale di Venezia.
E' presidente dell'Unione Giovani Dottori Commerciallisti ed Esperti Contabili di Venezia.


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