Transazione fiscale: requisiti di accesso e modalità di estinzione del debito

di Giovanni Rubin - 14 giugno 2013 - Google +

Il D.Lgs. n. 5/2006 e sue successive modifiche hanno profondamente innovato la disciplina delle procedure concorsuali sul presupposto, esplicitamente previsto dal legislatore, che la gestione della crisi d'impresa debba essere demandata alla volontà dei creditori piuttosto che ai criteri stabiliti di volta in volta nelle aule dei Tribunali.

Conseguenza di tale principio ispiratore è stato il rafforzamento degli strumenti del concordato preventivo e dell'accordo di ristrutturazione dei debiti, procedure la cui attuazione avviene attraverso istituti tipici dell'autonomia privata.

In relazione ai crediti tributari e previdenziali, tuttavia, il legislatore ha ritenuto opportuno affievolire il criterio della "privatizzazione", statuendo una procedura ad hoc compatibile con i principi comunitari e costituzionali in materia di tutela e integrità del gettito erariale e introducendo nel corpus della legge fallimentare l'art. 182-ter, rubricato "transazione fiscale".

La norma in questione introduce l'unico procedimento attraverso il quale l'Amministrazione finanziaria può esprimere voto favorevole a un accordo finalizzato alla ristrutturazione dell'impresa.

Requisito soggettivo

Può accedere alla normativa l'imprenditore commerciale (art. 1, comma 1, L.F. e art. 2221 C.C.), purché superi uno dei tre parametri indicati nell'art. 1, comma 2, L.F. (attivo patrimoniale maggiore di 300mila euro, ricavi lordi maggiori di 200mila euro, debiti anche non scaduti maggiori di 500mila euro).

Con l'art. 23, comma 43, D.L. n. 98/2011 l'istituto è stato esteso altresì all'imprenditore agricolo.

Requisito oggettivo

Presupposto per l'attivazione della procedura di transazione fiscale è lo "stato di crisi", già previsto dall'art. 160, comma 1, L.F. tra i requisiti di accesso alla procedura di concordato preventivo.

Ai sensi dell'art. 36 D.L. n. 273/2005 lo stato di crisi comprende anche lo "stato di insolvenza", requisito di ammissione alla procedura di fallimento.

Le procedure

La transazione fiscale può essere attivata tanto all'interno di una procedura di concordato preventivo (art. 160 L.F.) quanto in un accordo di ristrutturazione dei debiti (art. 182-bis L.F.).

Nel primo caso si tratterà di un mero sub-procedimento rispetto a quello principale (c.d. "endoconcorsualità"): anche all'Amministrazione finanziaria verrà proposto il medesimo piano presentato a tutti gli altri creditori e l'Agenzia delle Entrate e il concessionario per la riscossione potranno esprimere il proprio voto favorevole o contrario in sede di adunanza.

Nel secondo caso, invece, il contribuente che si trova in stato di crisi dovrà avviare una vera e propria trattativa con l'Amministrazione finanziaria e, in caso di accordo, sarà sottoscritto da entrambe le parti un autonomo contratto, che sarà inserito nella documentazione da depositare presso il Tribunale per l'omologazione.

 

Modalità di estinzione del debito

L'art. 160, comma 1, lett. a), L.F. stabilisce che nella procedura di concordato preventivo i crediti concorsuali possono essere soddisfatti "attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei beni, accollo, o altre operazioni straordinarie, ivi compresa l'attribuzione ai creditori, nonché a società da queste partecipate, di azioni, quote, ovvero obbligazioni, anche convertibili in azioni, o altri strumenti finanziari o titoli di debito".

Molto più stringente appare, invece, il testo dell'art. 182-ter L.F., il quale prevede unicamente il "pagamento parziale o dilazionato". Secondo la dottrina maggioritaria tale formula ricomprende comunque la possibilità di compensare il credito tributario, trattandosi pur sempre di una forma di pagamento.

Si segnala, tuttavia, un consolidato orientamento giurisprudenziale apparentemente contrario, in base al quale "la compensazione non è ammessa nella legislazione tributaria, se non nei limiti nei quali è esplicitamente regolata" (Cass. n. 6932/1994).

L'art. 8 della L. n. 212/2000 (c.d. "Statuto del contribuente", norma non avente rango costituzionale, ma che per costante orientamento giurisprudenziale costituisce principio generale dell'ordinamento tributario) prevede espressamente che "l'obbligazione tributaria può essere estinta anche per compensazione" e l'art. 169 L.F. (norma speciale in quanto applicabile solo al concordato preventivo), richiamando l'art. 56 L.F., esplicitamente disciplina i casi in cui è possibile estinguere un debito per compensazione. Deve concludersi, quindi, che anche in caso di avvio di una procedura di transazione fiscale sia possibile compensare crediti e debiti tributari nei limiti imposti dall'art. 56 L.F., trattandosi di norma speciale.

Una particolare forma di pagamento viene, invece, prevista dall'art. 28-bis D.P.R. n. 602/73 (c.d. "legge Guttuso"), ai sensi del quale il contribuente ha la facoltà di pagare il proprio debito iscritto a ruolo mediante la cessione di beni culturali. Di recente, tuttavia, il Tribunale di Firenze, dichiarando non ammissibile la proposta concordataria presentata dalla nota società "Richard Ginori", ha rigettato la particolare proposta di datio in solutum, confermando l'impossibilità di una soddisfazione per l'Erario diversa dal mero "pagamento", come indicato nell'art. 182-ter L.F.

Giovanni Rubin

@gio_rubin


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GIOVANNI RUBIN

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Laureato in economia aziendale all'Università Ca' Foscari di Venezia, è dottore commercialista e revisore legale dei conti.
Specializzato in risoluzione della crisi d'impresa e nella gestione di procedure concorsuali, svolge con continuità l'attività di curatore fallimentare e consulente tecnico presso il Tribunale di Venezia.
E' presidente dell'Unione Giovani Dottori Commerciallisti ed Esperti Contabili di Venezia.


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