Confiscabilità trust fondo patrimoniale e holding familiare

di Andrea Orabona - 12 ottobre 2016

Nell’attività di gestione patrimoniale esercitata dagli intermediari finanziari nell’interesse dei propri clienti è divenuto sempre più frequente l’utilizzo di particolari strumenti di tutela del patrimonio - trust, fondo patrimoniale e holding familiare - volti alla gestione e conservazione del capitale familiare, nonché all’intangibilità dello stesso anche da eventuali pretese creditorie vantate da soggetti/terzi.

Nello specifico, il trust familiare consiste in un istituto giuridico caratterizzato dal trasferimento (mediante atto unilaterale e gratuito del settlor) di taluni beni ad un trustee incaricato dell’amministrazione degli stessi nell’interesse del beneficiario o per finalità ad hoc - con conseguente impossibilità per i creditori personali, vuoi del disponente vuoi del fiduciario, di soddisfarsi sul patrimonio oggetto di segregazione -.

Analogamente, il fondo patrimoniale permette di assoggettare taluni beni ad uno specifico vincolo di destinazione, ovvero, ai bisogni della famiglia - oltre a preservarli e renderli inattaccabili da eventuali azioni di creditori del disponente del fondo medesimo -.

Sullo stesso piano si colloca, infine, lo strumento della holding familiare consistente in una società (di persone o capitali) specificamente costituita al fine di garantire una maggior tutela ed ottimizzazione del patrimonio di famiglia - con sottrazione dello stesso al soddisfacimento di eventuali diritti di credito personali del singolo socio -.

A tal proposito, la Corte di cassazione - con sentenza del 7 marzo 2016 n. 9229 - è recentemente intervenuta per meglio interpretare gli istituti del trust familiare e fondo patrimoniale, avendo avuto particolare riguardo al possibile sequestro preventivo finalizzato alla confisca obbligatoria, anche per equivalente, di tali patrimoni vincolati - a seguito della commissione di reati tributari disciplinati dal D.Lvo n. 74/2000 -.

Preliminarmente, occorre evidenziare come la recente riforma di cui al D.Lvo n. 158/2015 abbia provveduto a collocare l’istituto della confisca obbligatoria direttamente nel corpo normativo del D.Lvo n. 74/2000, attraverso l’introduzione del nuovo art. 12 bis - rendendo così applicabile tale sanzione ablatoria a tutti e ciascuno i delitti fiscali e tributari -.

Per l’effetto, in virtù dell’accertamento della commissione di un reato tributario ex D.Lvo n. 74/2000, il Giudice sarà sempre tenuto a disporre la confisca diretta dei beni, ovvero, del profitto dell’attività illecita (salvo che appartengano a persona estranea al reato), o, qualora tale operazione non sia possibile, applicare l’istituto della confisca per equivalente, ovvero, di qualsivoglia bene, vuoi mobile vuoi immobile, comunque rientrante nella disponibilità del reo per un valore corrispondente a tale profitto.

Alla luce di quanto sopra esposto, appare doveroso interrogarsi sull’eventuale confiscabilità ex art. 12 bis D.Lvo n. 74/2000 dei beni oggetto di trust, fondo patrimoniale o holding familiare, quali profitti di eventuali reati fiscali - stante l’astratta impermeabilità di tali istituti alle azioni esecutive intentate dallo Stato nei confronti dei disponenti -.

Sotto tale profilo, la già citata sentenza n. 9229 del 7 marzo 2016 della Suprema Corte di legittimità ha provveduto a dirimere ogni dubbio in merito, stabilendo come risultino soggetti a confisca obbligatoria (anche per equivalente ex art. 12 bis D.Lvo n. 74/2000) tutti i beni in relazione ai quali il condannato per un reato tributario abbia volutamente simulato l’attuazione di un meccanismo di segregazione patrimoniale a dispetto dell’apparenza - rimanendo diversamente, tali beni, nella materiale disponibilità del reo -.

In particolare, per quanto riguarda l’istituto del fondo patrimoniale di cui agli artt. 167 e ss. c.c., la Corte di cassazione ha fondato la legittimità della confisca, anche nella forma per equivalente, su un duplice presupposto, ovvero, sulla fisiologica esistenza di un legame di disponibilità del reo rispetto ai beni oggetto di separazione patrimoniale (in quanto destinati alle esigenze familiari e pertanto nella disponibilità di entrambi i coniugi), nonché sul carattere tipicamente sanzionatorio dell’istituto in esame - che ben si differenzia, quindi, dalle azioni civilistiche eventualmente intentate da terzi/creditori dei componenti il singolo nucleo familiare -.

Analogamente, la Corte di legittimità consente la confiscabilità ex art. 12 bis D.Lvo n. 74/2000 dei beni costituenti il trust laddove sia provata la natura simulatoria del meccanismo di segregazione, ovvero, l’apparente perdita di controllo sui beni oggetto di separazione patrimoniale da parte del settlor - posto che la materiale indisponibilità dei beni trasferiti dal disponente rappresenta una condizione intrinsecamente e sostanzialmente collegata alla natura dell’istituto stesso -.

Deve dunque concludersi come, ad oggi, sia sempre possibile la confisca diretta, ovvero, del profitto derivante da reato tributario - anche ove costituisca oggetto di fondo patrimoniale o trust - oltre all’applicabilità della confisca per equivalente ex art. 12 bis D.Lvo n. 74/2000, vieppiù, nel caso in cui i medesimi meccanismi di separazione patrimoniale siano stati utilizzati al fine di sottrarre i beni al sequestro preventivo finalizzato alla successiva sanzione ablatoria.

È evidente che la confisca di valore (o per equivalente) ex art. 12 bis D.Lvo n. 74/2000 rappresenti indubbiamente l’elemento di maggior rilievo dell’istituto ablatorio, stante l’ontologica difficoltà di apprensione diretta del profitto derivante da delitti tributari - consistente, principalmente, nel risparmio e/o mancato versamento fraudolento di imposte dovute allo Stato -.

A nostro avviso, alle medesime conclusioni deve giungersi anche in riferimento all’holding familiare - per le strutturali affinità con ambedue gli istituti già analizzati rispetto alle caratteristiche, finalità di gestione e salvaguardia del patrimonio familiare - con particolare riguardo all’astratta impermeabilità dello stesso da eventuali azioni creditorie avanzate dall’Erario nei confronti del singolo socio conferente -.

Si pensi, a titolo d’esempio, all’ipotesi di una holding familiare costituita al solo fine di evadere le imposte - da parte di un soggetto/autore di un illecito tributario ex D.Lvo n. 74/2000 -.

Nelle more di un’interpretazione giurisprudenziale sullo specifico punto, è ragionevole ritenere estesa l’applicabilità della confisca obbligatoria, anche nella forma per equivalente, ex art. 12 bis D.Lvo n. 74/2000 - stante le numerose affinità con gli istituti del trust familiare e fondo patrimoniale, fra cui emergono, ex plurimis, i) la vincolatività del patrimonio a specifiche esigenze familiari, ii) la disponibilità materiale dei beni da parte del singolo costituente, nonché iii) l’astratta intangibilità dei beni oggetto di segregazione patrimoniale da eventuali azioni esecutive intentate da creditori personali -.

Andrea Orabona - Avvocato

Studio Legale Orabona www.studiorabona.it

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ANDREA ORABONA

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PENALE SOCIETARIO, TRIBUTARIO, FALLIMENTARE

L’Avv. Andrea Orabona fornisce assistenza nel settore del diritto penale societario, tributario e fallimentare, prevalentemente nell’interesse di imprenditori e gruppi di società di capitali. Ha maturato una particolare esperienza nell’assistenza agli amministratori di società nel corso di verifiche fiscali o procedure concorsuali, occupandosi di processi penali per reati economici di rilevanza nazionale. Membro della Camera penale di Milano - è chiamato a partecipare in qualità di relatore a Convegni sulla responsabilità amministrativa degli enti dipendente da reato ex D. Lvo 2001 n. 231 -.

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L’Avv. Andrea Orabona, e la Dott. ssa Giulia Piva dell’omonimo Studio Legale, vantano numerose pubblicazioni in materia di diritto penale - societario, finanziario e tributario - fra cui il contributo scientifico in materia di frodi alimentari edito sul manuale “Opera Omnia 231. Il D. Lgs. 231/2001”.

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