Servizi di finanziamento alle imprese: rating di legalità e modelli organizzativi ex D. Lvo 2001/231

di Andrea Orabona - 14 dicembre 2016

Con l’introduzione dell’art. 5-ter D.L. 1/2012 il legislatore ha demandato all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) i poteri di attribuzione alle imprese, vuoi individuali vuoi collettive, del c.d. “rating di legalità”, quale indicatore giuridico rilevante in vista dell’accesso al credito bancario, e concessione di finanziamenti ad opera di pubbliche amministrazioni, nell’interesse di società operanti in territorio italiano con un fatturato annuo non inferiore a due milioni di Euro.

Successivamente, l’Autorità Antitrust ha altresì proceduto all’adozione di un Regolamento di attuazione dell’art. 5 ter D.L. 1/2012 (con Delibere n. 24075 del 14 novembre 2012 e n. 25207 del 4 dicembre 2014), cui ha fatto seguito il D.M. n. 57/2014 recante disposizioni ad hoc sui requisiti imposti alle imprese per l’attribuzione ad opera dell’ACGM del “rating di legalità”.

Sotto questo profilo, l’elemento dirimente per l’attribuzione di tale indicatore reputazionale d’impresa - articolato su un range intercorrente tra un minimo di n. 1 punto e un massimo di n. 3 punti - va a tutt’oggi identificato nell’osservanza ad opera delle società richiedenti della normativa sulla responsabilità da reato degli enti prevista dal D. Lvo 231/2001, ovvero, nella predisposizione ed efficace attuazione di modelli organizzativi idonei ad impedire la commissione ad opera di soggetti apicali e/o dipendenti di fattispecie di penale rilievo all’interno e profitto delle medesime persone giuridiche.

Difatti - per l’acquisizione del c.d. “rating di legalità” - appare imprescindibile in capo alle imprese richiedenti il requisito della mancanza d’emissione di misure cautelari o sentenze di condanna per la verificazione di illeciti amministrativi derivanti da reato ex D. Lvo 231/2001, ovvero, di irrogazione di misure di prevenzione o sanzioni penali a carico dei propri legali rappresentanti pro tempore, o membri del consiglio d’amministrazione, per la commissione di determinate incriminazioni tributarie punite dal D. Lvo 2000/74 o comunque disciplinate dal vigente Codice Penale.

Il c.d. “rating di legalità”, ove positivamente deliberato dall’AGCM, possiede una valenza di carattere biennale - rinnovabile di volta in volta dietro espressa richiesta dell’ente - e fatto salvo il potere in capo all’Autorità Antitrust di disporre in ogni tempo la riduzione del punteggio inizialmente attribuito all’impresa, sino alla revoca dell’indice reputazionale già assegnato per la perdita sopravvenuta dei requisiti imposti da entrambe le succitate Delibere Attuative dell’art. 5 ter D.L. 1/2012.

Sulla scia di tale intervento normativo, l’art. 83, comma decimo, del nuovo Codice degli Appalti Pubblici ex D. Lvo 50/2016 ha recentemente introdotto nel nostro ordinamento l’analogo istituto del c.d. “rating di impresa”, quale distinta certificazione reputazionale di natura obbligatoria rilasciata dall’Autorità Nazionale Anticorruzione ad imprese e gruppi di società, vuoi italiane vuoi estere, per la partecipazione a gare d’appalto indette dalle Pubbliche Amministrazioni.

Anche per tale ultima normativa, la predisposizione di procedure di prevenzione dal rischio di commissione di reati ex D. Lvo 231/2001 costituisce requisito dirimente per la valutazione di affidabilità dell’ente in sede d’ammissione alle gare ad evidenza pubblica, onde assicurare la qualità della prestazione di opere e/o servizi nell’interesse di singole stazioni appaltanti e, vieppiù, contrastare la verificazione di eventuali fenomeni corruttivi nell’aggiudicazione dei relativi bandi ad imprese di diritto privato.

Infine, la stessa Autorità Nazionale Anticorruzione ha espressamente stabilito come per l’attribuzione del c.d. “rating d’impresa” debba altresì tenersi in debita considerazione il concorrente riconoscimento dell’eventuale “rating di legalità” all’impresa concorrente alla gara ad evidenza pubblica ad opera dell’ACGM.

Per l’effetto, si rileva il forte impatto delle discipline di diritto penale dell’economia - in riferimento al quotidiano svolgimento dell’attività di società di capitali - cui le imprese nazionali dovranno pro futuro sempre più confrontarsi per la connaturale esecuzione dell’esercizio del proprio oggetto sociale, l’accesso al credito finanziario ed affidamento od esecuzione di opere d’interesse nazionale e locale.

Andrea Orabona - Avvocato

Studio Legale Orabona www.studiorabona.it

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ANDREA ORABONA

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PENALE SOCIETARIO, TRIBUTARIO, FALLIMENTARE

L’Avv. Andrea Orabona fornisce assistenza nel settore del diritto penale societario, tributario e fallimentare, prevalentemente nell’interesse di imprenditori e gruppi di società di capitali. Ha maturato una particolare esperienza nell’assistenza agli amministratori di società nel corso di verifiche fiscali o procedure concorsuali, occupandosi di processi penali per reati economici di rilevanza nazionale. Membro della Camera penale di Milano - è chiamato a partecipare in qualità di relatore a Convegni sulla responsabilità amministrativa degli enti dipendente da reato ex D. Lvo 2001 n. 231 -.

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L’Avv. Andrea Orabona, e la Dott. ssa Giulia Piva dell’omonimo Studio Legale, vantano numerose pubblicazioni in materia di diritto penale - societario, finanziario e tributario - fra cui il contributo scientifico in materia di frodi alimentari edito sul manuale “Opera Omnia 231. Il D. Lgs. 231/2001”.

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