The Italian Job: il registro dei revisori legali

di Alessandro Lini - 29 luglio 2013

Il D.Lgs 39/2010, con il quale è stata recepita la direttiva 2006/43/CE relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati, prevedeva per la sua attuazione l’emanazione di una serie di regolamenti (18) da adottare con decreti ministeriali per disciplinare molti aspetti pratici della disciplina.

Per vedere la normativa di riferimento clicca qui.

Tra le principali novità introdotte ci sono la formazione continua, la divisione del registro nelle due sezioni “revisori attivi” e “revisori inattivi”, e il controllo di qualità sulle prestazioni.

Per quanto riguarda la formazione continua possiamo solo prendere atto che, ad oggi, il regolamento sui corsi di formazione, sia per i revisori attivi sia per quelli inattivi, di cui era stata diffusa una bozza nel luglio 2011, non ha ancora visto la pubblicazione definitiva; nel frattempo invece con il DM 8 gennaio 2013 è stato istituito il registro per i revisori inattivi al quale verranno iscritti d’ufficio i soggetti, già iscritti al registro dei revisori che per tre anni consecutivi non hanno assunto attività di revisione o collaborato ad essa, oppure gli stessi revisori potranno chiedere l’iscrizione nella sezione inattivi. In questo caso il termine da cui inizia il computo dei tre anni di inattività non può che essere quello dell’entrata in vigore del regolamento, ovvero il 7 marzo 2013.

Sono definiti inattivi quei revisori che iscritti nel registro, per tre anni consecutivi non hanno assunto incarichi di revisione. Per questa nuova “categoria” è previsto un “limbo”: non perdono la qualifica di revisore, ma non possono esercitare, e quindi accettare incarichi di revisione, se non all’esito di specifici corsi di aggiornamento/formazione.

Diciamo subito che i revisori iscritti nella sezione inattivi sono comunque tenuti al pagamento  del contributo annuale ma non soggiacciono agli obblighi formativi e non sono soggetti al controllo di qualità; prima di assumere un incarico devono però aver preso parte ad un corso di formazione e aggiornamento, secondo quanto previsto dal DM 16/2013 agli artt. 6 e 7.

Come già accennato, il regolamento per la disciplina della formazione continua non è ancora stato emanato; l’art. 7 comma 1 indica in sessanta ore il tempo da dedicare alla formazione specifica per i revisori inattivi; dispone poi il 5° e ultimo comma dell’art. 7 che “se il revisore non ha assunto un incarico di revisione legale entro due anni dalla data di conclusione del corso di formazione e aggiornamento di cui al comma 1, il corso stesso resta privo di effetti. L’iscritto alla sezione inattivi può tuttavia decidere di prendere parte volontariamente ai corsi di formazione previsti dall’art. 5 D.Lgs 39/2013”, (aggiornamento revisori attivi, minimo venti ore all’anno secondo quanto riportato nella bozza a suo tempo diffusa) e questo lo esonererebbe dagli obblighi del corso di “riqualificazione” di sessanta ore.

Il 25 giugno è stata pubblicata la determina del Ragioniere generale dello Stato che definisce le modalità con cui i soggetti già iscritti nel registro dei revisori legali alla data del 13 settembre 2012 dovranno, entro novanta giorni, comunicare  le ulteriori informazioni richieste dal D.Lgs 39/2010. In sintesi dovranno essere comunicate:

  • le informazioni di cui agli artt. 10 e 12 del DM 145;
  • le informazioni di cui agli artt. 11 comma 1 e 13 comma 1;
  • l’opzione per l’iscrizione nell’elenco dei revisori attivi, ovvero degli inattivi qualora non siano in corso incarichi di revisione legale.

Il tutto per via telematica; per questo sul portale www.revisionelegale.mef.gov.it è stata istituita un’area riservata alla quale ciascun iscritto può accedere, previo accreditamento, e fornire le informazioni richieste.

Ci sono due modalità da seguire:

  • accreditamento self service, per il quale è necessario che il revisore abbia già comunicato al registro il proprio indirizzo di posta elettronica (ma sinceramente per coloro che erano già iscritti al 13 settembre è una possibilità del tutto remota in quando in sede di iscrizione non veniva richiesto di indicare un recapito mail);
  • accreditamento tramite moduli, articolata in due fasi: il revisore accede all’area riservata inserendo il proprio codice fiscale, i propri dati anagrafici e un recapito mail, al termine di questa fase viene rilasciata la prima parte della password indicata come Pin1 (i primi quattro caratteri) che servirà per l’accesso alla propria area riservata; la seconda parte, il Pin2, verrà inviata via mail al recapito indicato.

Ottenuto il Pin1 occorre scaricare il modulo di richiesta, compilarlo ed inviarlo, ed è per questo invio che sono previste due modalità:

  • online con sottoscrizione del modulo attraverso firma digitale; in questa ipotesi viene indicato che il recapito della mail avverrà “entro 24 ore”;
  • cartaceo a mezzo raccomandata, accompagnata da documento d’identità del revisore, ed allora i termini di recapito della mail sono legati ai tempi di “circolazione” della corrispondenza postale.

Una volta ottenuto il Pin2 il revisore può accedere alla propria area riservata.

La prima operazione da compiere consiste nel cambiare la password di accesso.

Modificata la propria password, il revisore può procedere con l’aggiornamento delle informazioni richieste; nell’area riservata sono previste due funzionalità, una per l’aggiornamento della sezione anagrafica, dove si trovano due schede: “Dati anagrafici” e “Albi esteri”; la seconda funzionalità invece è quella dedicata all’aggiornamento dei dati relativi agli incarichi, e anche qui troviamo due schede: “Sezione del registro” e “Gestione incarichi”.

Nella prima scheda la scelta non può che essere tra “Sezione attivi” e “Sezione inattivi”; nella seconda scheda invece si consente la gestione delle informazioni richieste relative agli incarichi in essere.

Per questi è richiesta la “Data di inizio incarico”, la “Data fine incarico” - dove deve essere inserito l’ultimo giorno dell’esercizio finanziario oggetto di revisione e non il termine ultimo di convocazione dell’assemblea che approverà quel bilancio -, ed il “Corrispettivo annuale”, cioè la quota annuale del corrispettivo pattuito per l’intero incarico.

A questo proposito è bene ricordare che per quanto riguarda il corrispettivo per la revisione legale il D.Lgs 39/2010 prevede espressamente all’articolo 10 che:

  • il corrispettivo per l'incarico di revisione legale non può essere subordinato ad alcuna condizione, non può essere stabilito in funzione dei risultati della revisione, né può dipendere in alcun modo dalla prestazione di servizi diversi dalla revisione alla società che conferisce l'incarico, alle sue controllate e controllanti, da parte del revisore legale o della società di revisione legale o della loro rete;
  • il corrispettivo per l'incarico di revisione legale è determinato in modo da garantire la qualità e l'affidabilità dei lavori. A tale fine i soggetti incaricati della revisione legale determinano le risorse professionali e le ore da impiegare nell'incarico avendo riguardo:

    a) della dimensione, composizione e rischiosità delle più significative grandezze patrimoniali, economiche e finanziarie del bilancio della società che conferisce l'incarico, nonché ai profili di rischio connessi al processo di consolidamento dei dati relativi alle società del gruppo;

    b) della preparazione tecnica e all'esperienza che il lavoro di revisione richiede;

    c) della necessità di assicurare, oltre all'esecuzione materiale delle verifiche, un'adeguata attività di supervisione e di indirizzo, nel rispetto dei principi di cui all'articolo 11.

    Per gli incarichi conferiti dopo l’entrata il vigore del D.Lgs 39/2010 (il 7 aprile 2010), il revisore avrebbe dovuto presentare all’assemblea il piano di revisione con l’indicazione delle risorse professionali e delle ore da impiegare nell’attività di revisione.

    A questo proposito non si può non pensare alle difficoltà che si possono incontrare, soprattutto per quegli incarichi di sindaco e revisore dove il compenso è stato pattuito, in virtù di consolidate “cattive” abitudini, in maniera complessiva ed indistinta per lo svolgimento delle due attività.

    A tutto ciò è collegata la novità relativa al controllo di qualità previsto dall’art. 20 del D.Lgs 39. La norma dispone che “Il controllo della qualità, basato su una verifica adeguata dei documenti di revisione selezionati, include una valutazione della conformità ai principi di revisione e ai requisiti di indipendenza applicabili, della quantità e qualità delle risorse impiegate, dei corrispettivi per la revisione, nonché del sistema interno di controllo della qualità nella società di revisione legale”.

    Ecco perché è importante iniziare a tenere in debito conto anche questi aspetti.


    Alessandro Lini

    @alelini


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    ALESSANDRO LINI

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    Dottore Commercialista, revisore legale, consulenza aziendale e tributaria. Consulenza ed assistenza nello start up di pmi; enti non commerciali. Ctu,Ctp e procedure concorsuali Relatore in eventi formativi su ordinamento professionale, (deontologia e tariffa), organizzazione degli studi professionali e società tra professionisti.


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