Stp: così non potranno mai funzionare

di Alessandro Lini - 3 luglio 2014

Lo schema di D.Lgs. presentato venerdì dal CdM ha previsto che le società tra professionisti di cui all’art. 10 della L. n. 183/2011 producono reddito di lavoro autonomo.

Ebbene se la soluzione era nell’aria, stante precedenti interpretazioni, e soprattutto per il fatto che la Stp così disegnata è una società a oggetto sociale blindato, che può  svolgere solo le attività riservate ovvero tipiche delle professioni, esercitando di fatto attività di lavoro autonomo, il mezzo con il quale è giunto questo riconoscimento porta con sé complicazioni di natura operativa non di poco conto.

La norma proposta prevede che le società di cui all’art. 10 L. n. 183/2011 sono assimilate dal punto di vista tributario alle associazioni tra professionisti  di cui all’art. 5 del Tuir, pertanto il reddito prodotto è tassato per trasparenza in capo ai soci.

Bene, vediamo i riflessi applicativi.

 

SOCIETÀ DI PERSONE

Nessuna differenza tra queste e le associazioni professionali, con la società (Semplice, in nome collettivo o in accomandita) la Stp acquisisce autonomia patrimoniale, il reddito è tassato per trasparenza in capo ai soci i quali in corso d’anno possono effettuare comunque prelevamenti in c/utili.

 

SOCIETÀ DI CAPITALI

Qui le cose si complicano, intanto la società è tenuta a una contabilità, secondo quanto previsto dal codice civile, che evidenzi i fatti di gestione con il criterio della competenza economica, assolvendo gli obblighi pubblicitari conseguenti.

In sede di dichiarazione, se il reddito ha la natura di lavoro autonomo dovrò per forza partire dal risultato di bilancio civilistico (ribadisco gestito con criteri di competenza) e tenuto conto di crediti non incassati, debiti non pagati e altre variazioni, ricostruire un reddito imponibile tenendo conto del criterio di cassa.

Ma non è finita qui. Come si remunera il lavoro dei soci professionisti? Nelle società di capitale non è possibile dar luogo al pagamento di acconti su utili, pertanto i soci o attendono l’approvazione del bilancio per percepire gli utili spettanti (e nel frattempo con cosa campa il socio?) oppure, altra soluzione si muniscono di partita Iva, e fatturano le proprie prestazioni alla società, con duplicazione di adempimenti, tenuta di scritture contabili per non parlare di ridondanza degli adempimenti connessi (pensiamo solo alla gestione della parte previdenziale).

 

SOCIETÀ COOPERATIVE

Per com’è scritta la norma queste verrebbero a perdere gli istituti tipici della fiscalità delle società cooperative.

 

Ultima riflessione: ma il socio di capitali in tutto questo? L’utile percepito costituisce anche per lui reddito di lavoro autonomo? Come si ribalta in merito alla sua posizione l’aspetto previdenziale ?

A pensar male si fa peccato, ma il pensiero che consegue a tutto ciò è che la normativa sia stata creata così ad arte, per poter affermare che la normativa c’è, sono i professionisti che non la vogliono sfruttare in quanto retrogradi arroccati su posizioni di retroguardia ermeticamente chiusi a ogni tentativo di cambiamento; così da puntare ancora una volta il dito su di loro come soggetti contrari a ogni cambiamento, così da evocarne la loro dissoluzione con l’abrogazione di ordini e collegi?

 

Alessandro Lini

@Alelini

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ALESSANDRO LINI

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PROFESSIONE, PROFESSIONISTA
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Dottore Commercialista, revisore legale, consulenza aziendale e tributaria. Consulenza ed assistenza nello start up di pmi; enti non commerciali. Ctu,Ctp e procedure concorsuali Relatore in eventi formativi su ordinamento professionale, (deontologia e tariffa), organizzazione degli studi professionali e società tra professionisti.


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