Il collegio sindacale serve, eccome. Ma siamo pronti a fare i Sindaci come si deve?

di Alessandro Lini - 16 marzo 2015

Nei giorni scorsi il Coordinatore di questa rivista, Andrea Arrigo Panato ha pubblicato un articolo dedicato al collegio sindacale, “Il collegio sindacale serve”.

Conclusioni che non possono che essere condivise, soprattutto da chi come il sottoscritto ha sposato in prima battuta le istanze dell’Ungdcec relative ai controlli societari, convinto che un sistema rigoroso di controllo, non potesse che far bene al sistema economico.

Giorno dopo giorno, da anni stiamo assistendo a un progressivo smantellamento del sistema di controlli sempre in nome della concorrenza e dell’Europa che “ce lo chiede”.

I Dottori Commercialisti hanno visto così “erodersi” spazi di lavoro; sì, non bisogna vergognarsi a dire che per noi è lavoro e “lavoro = compensi”, ma chi ha sostenuto e continua a sostenere che le posizioni dei Commercialisti siano solo a difesa di un interesse personale si sbaglia, e a ben guardare certe vicende venute recentemente alla ribalta della cronaca che hanno interessato il mondo bancario “vuoi un finanziamento? Intanto diventa socio e acquista le nostre azioni” hanno acceso ancora ulteriori campanelli di allarme su una possibile ingerenza del mondo bancario/assicurativo sul mercato della consulenza e dei controlli.

Il ruolo del collegio sindacale ha rilevanza esterna, pubblicistica a tutela dei terzi e da qui che occorre ripartire, banalizzo con un esempio scolastico, ma per il sistema economico è forse più importante che ci sia un collegio sindacale in una srl che ha 100.000 euro di capitale sociale ed è indebitata con banche e fornitori per 1.000.000 di euro piuttosto che in una spa che ha un capitale sociale di 1.000.000 di euro e debiti per 100.000 euro verso banche e fornitori.

Il Collegio non costituisce per l’impresa una serie di vincoli, lacci e lacciuoli come qualcuno vuol far credere ed è riuscito a far credere al legislatore fino a oggi; vincoli quasi “burocratici “ che limitano l’agire e la libertà d’impresa. Né tantomeno costituisce un “doppione” del controllo legale dei conti, altro argomento tanto caro all’Europa: la fondamentale differenza tra collegio sindacale e revisione legale sta nel fatto che il collegio effettua un controllo concorrente e concomitante con l’operato del board, la revisione si limita a misurarne gli effetti dell’operato a valle, entrambe le funzioni sono importanti e rilevanti ma non sono la stessa cosa.

Come è stato spiegato bene nell’articolo, altri sono gli aspetti e gli interessi in gioco, e allora se è giusto e opportuno che il collegio sindacale ci sia, devono essere presi alcuni provvedimenti affinché ciò possa funzionare per quello per cui è stato pensato.

Le norme di comportamento ci sono, saranno aggiornate ma da sole non bastano. Intanto perché non solo i Commercialisti possono far parte dei collegi; le cariche sindacali infatti non sono un’esclusiva della Professione: si trovano nei collegi gli iscritti al registro dei revisori e come sappiamo in quell’elenco oltre a Commercialisti ci sono Avvocati, Ingegneri, Architetti, maestri elementari e altri soggetti, i quali non sono certo tenuti a osservare le norme di deontologia del Commercialista.

 

INDIPENDENZA

Fino a quando sarà il controllato a scegliersi il controllore e a stabilire i compensi, a maggior ragione ora che sono state abolite le tariffe, indipendenza non potrà mai esserci, ma solo sudditanza; se non si assecondano i desiderata del nominante, non solo non ti pago, ma al prossimo giro di poltrone sei fuori, ti fai la nomea di essere un sindaco “rompiscatole” e più nessuno ti proporrà per l’incarico.

E in un sistema economico dove nel 90% delle imprese abbiamo che il socio di maggioranza coincide con l’amministratore si capisce bene che “assemblea = amministratore”, così in queste fattispecie oggi, in vista dell’assegnazione di un incarico si apre un “asta al ribasso”; personalmente negli ultimi mesi ho avuto offerte di far parte di collegi sindacali con compensi di 1.000/1.500 euro annui, offerte rispedite al mittente, ma quegli incarichi oggi sono comunque ricoperti da qualcuno. Sarebbe curioso oltreché interessante prendere i bilanci delle società e verificare i compensi erogati ai sindaci, magari incaricati anche della revisione legale.

 

LIMITE AL NUMERO DEGLI INCARICHI

Per far bene un lavoro ci vuole tempo, sostenere “ma io sono organizzato”, oppure “la mia organizzazione di studio mi consente di svolgere efficacemente il lavoro di sindaco” è un voler prendere in giro gli altri; l’incarico sindacale è un incarico personale, alle riunioni del cda, alle assemblee il sindaco deve partecipare di persona, altra cosa è farsi assistere da collaboratori e sostituti durante gli accessi finalizzati a verifiche e controlli. Non è umanamente pensabile che possano essere gestiti correttamente 20/30/40 incarichi sindacali, e non mi si venga a dire che nessuna legge impone agli avvocati il numero di cause da patrocinare o a un chirurgo gli interventi da fare; a oggi nessuno ha il dono dell’ubiquità e se un avvocato è in aula a Milano non può nello stesso giorno e alla stessa ora presenziare anche una difesa a Palermo o a Napoli, così come un chirurgo che è in sala operatoria a Pisa non può essere allo stesso tempo in un’altra sala operatoria a Torino.

Detto ciò non posso però neanche sottrarmi a una riflessione di “categoria”.

Siamo stati abbastanza “bravi” come professionisti a far percepire agli imprenditori in primis l’importanza delle funzioni svolte dal collegio, anche attraverso il nostro operato, oppure nel passato i collegi sono stati gestiti come se fossero un “bancomat”? Quanti, in passato hanno avuto incarichi, o li hanno ancora e si limitano ad andare una o due volte all’anno in sede a firmare “quattro verbali” già preconfezionati dal responsabile amministrativo?.

 

Alessandro Lini

@Alelini


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ALESSANDRO LINI

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Dottore Commercialista, revisore legale, consulenza aziendale e tributaria. Consulenza ed assistenza nello start up di pmi; enti non commerciali. Ctu,Ctp e procedure concorsuali Relatore in eventi formativi su ordinamento professionale, (deontologia e tariffa), organizzazione degli studi professionali e società tra professionisti.


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