Fare il professionista è ancora una professione?

di Alessandro Lini - 8 giugno 2015

Questa è una riflessione – che è anche un gioco di parole sul titolo di questa mini-rubrica – che prende spunto dalla lettura di due interventi della settimana scorsa a commento del rapporto 2015 della Fondazione nazionale dei commercialisti:

  • “Giovani in fuga dalla professione di commercialista. Dal 2009, infatti, gli iscritti sotto i 40 anni sono calati di oltre il 20%. Mentre il numero di praticanti è crollato, negli ultimi sei anni, di quasi 10 mila unità.”;
  • “Collegi sindacali appannaggio dei commercialisti. Praticamente quattro cariche su cinque sono infatti ricoperte dai professionisti economico contabili. Che, in media, detengono meno di quattro incarichi ciascuno.”

Del collegio sindacale ne avevamo già parlato in un precedente intervento, e i dati forniti dal rapporto annuale non modificano le riflessioni e i commenti già svolti in precedenza, se non stuzzicarne un’ulteriore: se è vero che la media incarichi pro capite è di 3,7, qual è allora la remora politica all’introduzione di un limite ben preciso sul cumulo degli incarichi piuttosto che un fumoso principio del “comply or explain” all’accettazione del 21° incarico, contenuto nella norma di comportamento 1.3?

La riflessione sui giovani e sul futuro , loro e della professione, sovviene a ridosso dell’inizio (17 giugno p.v.) della I sessione 2015 per gli esami di abilitazione alla professione di dottore commercialista ed esperto contabile.

Quanti degli iscritti alla prossima sessione di esami affronteranno la prova con la piena consapevolezza di mettere la prima pietra per costruirsi un futuro professionale, che non è certo tutto rose e fiori, piuttosto che per aggiungere un ulteriore titolo, spendibile come punteggio in un futuro concorso per entrare a far parte dei ranghi dell’amministrazione pubblica (cciaa, entrate, dogane, insegnamento, ecc.).

Quanti di loro hanno consapevolezza della funzione che è chiamato a svolgere un professionista, e soprattutto un professionista dell’area giuridico-economica-contabile, nel mondo del lavoro ?

Perché affrontano una prova di abilitazione impegnativa (la media degli abilitati è circa il 40/45% degli iscritti all’esame, dopo 18 mesi di tirocinio), per una professione che non ha tutela in termini di esclusive, se non limitatamente ad alcune delle 22 competenze specifiche riconosciute agli iscritti nella sezione A dell’Albo, dall’art. 1, comma 3 del D.Lgs. n. 139/2005, nelle quali tra l’altro le riserve sono in concorso con altri professionisti (contenzioso tributario, perizie di stima, incarichi in procedure concorsuali, delegati alla vendita), piuttosto che iniziare a svolgere in proprio, da subito un attività di servizi amministrativi tra i quali possiamo annoverare sicuramente la tenuta delle contabilità e la predisposizione delle dichiarazioni dei redditi?

Per quanti di loro il tirocinio si è sostanziato in giornate passate di fronte al pc, impegnati appunto nella predisposizione e l’invio delle innumerevoli incombenze telematiche che di giorno in giorno scandiscono la vita di uno studio professionale che si occupa di contabilità e dichiarazioni?

L’altra faccia della medaglia di questa situazione siamo “noi” i “dominus”.

Per quanti professionisti, il praticante rappresenta un’alternativa (a basso costo) al personale dipendente e viene accolto nello studio solo per essere destinato a svolgimento di mansioni meramente operative, dopo una breve e frugale istruzione sulle procedure di studio (se ci sono) e su come funziona il gestionale della contabilità?

Troppi colleghi dimenticano i precetti deontologici e normativi in tema di tirocinio.

Il codice deontologico ci ricorda che è fatto divieto al professionista affidare ai tirocinanti solamente compiti esecutivi (art. 35, comma 4 “Non è consentito affidare a chi svolge tirocinio professionale solo compiti meramente esecutivi.” ). La riforma delle professioni ha modificato la natura e il contenuto del tirocinio stesso, individuando nello stesso un periodo di addestramento per conseguire le capacità necessarie per gestire la professione (D.P.R. n. 137/2012, art. 6 “Il tirocinio consiste nell'addestramento, a contenuto teorico e pratico, del praticante, ed è finalizzato a conseguire le capacità necessarie per l'esercizio e la gestione organizzativa della professione”).

Forse è arrivato il momento di ripensare tutto il sistema, a partire dalla formazione universitaria, che dovrebbe essere specialistica e mirata: chi vuole, chi desidera fare la professione del Commercialista deve passare attraverso determinate esperienze formative: non è possibile trovare ai corsi di formazione e preparazione per l’Esame di Stato, laureati che non hanno crediti formativi in diritto fallimentare e diritto tributario.

Al termine del percorso universitario si potrebbe poi prevedere la possibilità di sostenere subito l’esame di abilitazione, visto che per il 90% dei casi è ancora oggi un esame basato sulla mera verifica delle conoscenze teoriche.

Una volta ottenuta l’abilitazione, il tirocinio di 18 mesi sarà professionalizzante e costituirà condizione necessaria per iscrizione all’Albo. Così facendo sarà possibile per i neo abilitati coltivare la propria preparazione e approfondire le proprie conoscenze un ramo della professione, (contenzioso, consulenza in crisi d’impresa, consulenza in contrattualistica commerciale, specializzazione in start-up, esperto in Iva, ma anche una preparazione specialistica in contabilità e bilancio, ecc.) perché è impensabile nei diciotto mesi di tirocinio poter affrontare sistematicamente, all’interno di un singolo studio tutti gli aspetti di una professione, che a modesto parere del sottoscritto, ha davanti a se ancora un futuro.

 

Alessandro Lini

@Alelini


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ALESSANDRO LINI

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Dottore Commercialista, revisore legale, consulenza aziendale e tributaria. Consulenza ed assistenza nello start up di pmi; enti non commerciali. Ctu,Ctp e procedure concorsuali Relatore in eventi formativi su ordinamento professionale, (deontologia e tariffa), organizzazione degli studi professionali e società tra professionisti.


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