Riscopriamo la contabilità

di Alessandro Lini - 19 giugno 2013

La tenuta delle scritture contabili ha da sempre costituito uno dei primi impegni per i giovani commercialisti, così come la consulenza negli adempimenti tributari.

Con il passare degli anni, con il proliferare di soggetti che si affacciavano, giorno dopo giorno, a diverso titolo, sul mercato dell’elaborazione dati, l’attività, da sempre ritenuta poco “remunerativa” per la reputazione professionale (“ma dottore, in quello studio fanno prevalentemente contabilità, bilanci e dichiarazioni, che ci vado a fare ?, che cosa posso imparare che non conosco già ?” mi diceva un giovane neolaureato con 110 e lode in cerca di uno studio dove iniziare a fare tirocinio, con un tono a metà tra il sorpreso e l’offeso per il suggerimento dato) è divenuta un’attività a sempre minor valor aggiunto economico ed è pian piano stata sempre più marginalizzata nella gestione degli studi.

Non bisogna tuttavia dimenticare che la corretta tenuta delle scritture contabili è alla base di un bilancio attendibile e di una dichiarazione corretta; oggi con il proliferare della normativa tributaria, con un erario sempre a caccia di gettito, che ha ampliato lo spettro di situazioni in cui l’amministrazione finanziaria, in sede di verifica, può eccepire l’inattendibilità delle scritture contabili stesse e quindi disconoscendone i risultati, procedere con accertamenti induttivi, diventa quindi quanto mai opportuno che quest’attività sia curata con la dovuta attenzione da parte dei colleghi; se qualcuno negli anni ha occupato degli spazi che ci competevano, forse è stato anche perché glielo abbiamo lasciato fare.

Queste riflessioni acquistano un significato particolare anche alla luce di quanto emerge dallo studio pubblicato da Bankitalia (clicca qui per leggere lo studio) dove i ricercatori hanno analizzato un campione di 500mila società di capitali. Dallo studio pubblicato emerge che 400mila società di capitali sono qualificabili come microimprese (nella classificazione comunitaria sono le imprese con meno di 10 dipendenti e con fatturato inferiore a 2 milioni di euro) e rappresentano circa il 33%, cioè 1/3 del totale, del valore aggiunto prodotto dal sistema Italia, con punte superano il 50% nel settore dei servizi e dell’edilizia.

Sul fronte dell’occupazione queste società occupano oltre il 50% dei lavoratori dipendenti.

Di fronte a questi dati emerge come l’ossatura del tessuto economico imprenditoriale del nostro Paese sia costituita da una miriade di piccole e medie imprese, come diventi pertanto fondamentale, sia per le imprese stesse, ma soprattutto per tutti i cosiddetti stakeholder (dipendenti, fornitori, finanziatori ed erario) poter fare affidamento sulla certezza e l’attendibilità dei dati economico-finanziari-patrimoniali relativi all’andamento delle stesse imprese.

Ecco perché una corretta rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili diviene il primo passo per poter in seguito elaborare bilanci e dichiarazioni, ed è per questo che la tenuta delle scritture contabili non può essere lasciata in balia al primo che capita, ma richiede negli operatori addetti all’elaborazione conoscenze approfondite, sia delle tecniche ragionieristiche sia della normativa civilistica e fiscale.

Anche in questo caso è necessario provvedere a far sottoscrivere al cliente un incarico opportunamente dettagliato, senza dimenticare la determinazione del compenso, per non rischiare poi di veder applicati, in sede giudiziale i parametri del D.M. n. 140/2012, con risultati poco gratificanti dal punto di vista economico.

Esaminando le disposizioni del D.M. n. 140/2012 in tema di tenuta della contabilità emerge che la contabilità semplificata costa di più rispetto a quella ordinaria.

Applicando i parametri in situazioni analoghe (il regime di contabilità semplificata può essere adottato per ricavi fino a 400mila euro per prestazioni di servizi o fino a 700mila euro per le cessioni di beni), si ottengono risultati ben diversi.

I esempio attività di prestazione di servizi:

Ricavi lordi pari a 400mila euro; totale attivo pari a 200mila euro; totale passività pari a 100mila euro:

Contabilità ordinaria

 

 

 

 

MINIMO

MASSIMO

Componenti positivi di reddito LORDI

 € 400.000,00

0,30%

0,50%

 € 1.200,00

 € 2.000,00

totale attività

 €  200.000,00

0,020%

0,060%

 € 40,00

 € 120,00

Totale passività a fine esercizio

 €  100.000,00

0,020%

0,065%

 € 20,00

 € 65,00

 TOTALE compenso

 

 

 

 

 € 1.260,00

 € 2.185,00

Contabilità semplificata

 

 

 

 

MINIMO

MASSIMO

Fino a:

 €  50.000,00

3%

4%

 € 1.500,00

 € 2.000,00

per il di più fino a:

 € 100.000,00

1%

2%

 € 500,00

 € 1.000,00

per il di più oltre a:

 € 100.000,00

0,50%

1%

 € 1.500,00

 € 3.000,00

TOTALE compenso su 400.000 € di ricavi

 € 3.500,00

 € 6.000,00

II esempio attività di cessione di beni:

Ricavi lordi pari a 700mila euro, totale attivo pari a 300mila euro totale passività pari a 150mila euro:

Contabilità ordinaria

 

 

 

 

MINIMO

MASSIMO

Componenti positivi di reddito LORDI

 € 700.000,00

0,30%

0,50%

 € 2.100,00

 € 3.500,00

totale attività

 €  250.000,00

0,020%

0,060%

 € 50,00

 € 150,00

Totale passività a fine esercizio

 €  150.000,00

0,020%

0,065%

 € 30,00

 € 97,50

 TOTALE compenso

 

 

 

 

 € 2.180,00

 € 3.147,50

Contabilità semplificata

 

 

 

 

MINIMO

MASSIMO

Fino a:

 €  50.000,00

3%

4%

 € 1.500,00

 € 2.000,00

per il di più fino a:

 € 100.000,00

1%

2%

 € 500,00

 € 1.000,00

per il di più oltre a:

 € 100.000,00

0,50%

1%

 € 3.000,00

 € 6.000,00

TOTALE compenso su 700.000 € di ricavi

 € 5.000,00

 € 9.000,00

Gli esempi prospettati indicano come i compensi previsti per la tenuta della contabilità semplificata, adempimento più semplice rispetto alla tenuta della contabilità ordinaria, siano superiori a più del doppio nei minimi e quasi il triplo nei massimi, rispetto alla contabilità ordinaria.

L’art. 2233 del codice civile dispone che “in ogni caso il compenso deve essere adeguato all’importanza dell’opera e al decoro della professione”, concetto questo ripreso dal regolamento stesso all’art. 17 che detta i parametri generali (ma forse sarebbe stato più opportuno indicarli come “criteri generali”) a cui attenersi per la liquidazione del compenso.

Queste simulazioni portano a dubitare che il risultato ottenuto sia in linea non solo con il disposto civilistico, ma anche con i parametri generali dettati all’interno dello stesso decreto.

Spostando l’attenzione ai parametri previsti per la predisposizione del bilancio, ipotizzando per esempio di utilizzare i dati del secondo esempio per un bilancio abbreviato di una srl:

 componenti positivi di reddito:

 

 

MINIMO

MASSIMO

Fino a:

 €  20.000.000,00

0,020%

0,030%

 € 140,00

 € 210,00

per il di più fino a:

 €   20.000.000,00

0,005%

0,010%

 € -  

 € -  

compenso sulle attività:

 €         250.000,00

0,05%

0,06%

 € 125,00

 € 150,00

compenso sulle passività:

 €         150.000,00

0,02%

0,03%

 € 30,00

 € 45,00

TOTALE compenso per la formazione del bilancio

 € 295,00

 € 405,00

Mettendo assieme i risultati della contabilità ordinaria e del bilancio si ottiene un compenso annuo minimo pari a 2.475 euro (2.180 + 295), che sale a 3.552,50 euro (3.147,50 + 405) nel massimo.

Alessandro Lini

@Alelini


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ALESSANDRO LINI

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PROFESSIONE, PROFESSIONISTA
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Dottore Commercialista, revisore legale, consulenza aziendale e tributaria. Consulenza ed assistenza nello start up di pmi; enti non commerciali. Ctu,Ctp e procedure concorsuali Relatore in eventi formativi su ordinamento professionale, (deontologia e tariffa), organizzazione degli studi professionali e società tra professionisti.


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