Sindaci e controllo di legalità

di Alessandro Lini - 24 giugno 2013

Con la sentenza n. 13081/13, la Cassazione stabilisce un fondamentale principio in tema di responsabilità dei sindaci delle società. La Suprema Corte afferma che il collegio è tenuto a "un controllo di legalità non puramente formale ma esteso al contenuto sostanziale dell’attività sociale e dell’azione degli amministratori allo scopo di verificare che le scelte discrezionali non travalichino i limiti della buona amministrazione".

Ciò non può che determinare una riflessione a monte su tutto il meccanismo dei controlli societari, argomento che ha visto i più disparati (o disperati, dipende dai punti di vista) interventi, culminati "nell’idiozia" della previsione del sindaco unico, in nome di un fondamentale risparmio dei costi di gestione, così da permettere alle imprese italiane una maggiore competitività sul mercato.

Il principio fondamentale della disciplina dei controlli, ripreso anche dalla disciplina della revisione legale, sta tutto nell’indipendenza del sindaco (e del revisore).

Ma dobbiamo essere sinceri fino in fondo, di quale indipendenza stiamo parlando se è il controllato che nomina il proprio controllore e oggi più di ieri, grazie all’abolizione della tariffa professionale, ne determina unilateralmente il compenso, ponendo il professionista incaricato di fronte all’aut aut "prendere o lasciare"? Chi vogliamo prendere in giro?

La funzione di controllo è una funzione pubblicistica, tutto il sistema ha interesse affinché le imprese siano gestite in maniera corretta, che generino utili in grado di ripagare chi ci lavora, di restituire i capitali a chi li ha prestati e di contribuire alla crescita economica del sistema paese.

Se le imprese sono stritolate dalla morsa burocratico-fiscale di una babele di adempimenti e da un livello di tassazione che non ha pari in nel resto del mondo, non è certo colpa dei sindaci che cercano di svolgere in maniera professionale l’incarico ricevuto.

Da qualche anno a questa parte c’è l’obbligo di esporre in nota integrativa il costo sostenuto dalla società per gli organi di controllo. Ebbene leggere bilanci di società dove i fatturati si misurano in decine di milioni di euro e scoprire che il costo dell’organo di controllo incaricato anche della revisione legale non raggiunge complessivamente i 20mila euro, rende molto chiaramente l’idea di quella che sia la realtà nella maggioranza dei casi.

Se si ritiene che il sistema dei controlli societari sia fondamentale a garanzia della stabilità del sistema economico, occorre ripensare i meccanismi di nomina, individuare un tetto al numero degli incarichi (la giornata è fatta di 24 ore per ciascuno e per tutti l’anno dura 365 giorni, esclusi bisestili) e un sistema che consenta adeguati compensi e che ponga un limite alla responsabilità dei sindaci, magari parametrata a un multiplo del compenso percepito, così da rendere efficiente anche il sistema delle coperture assicurative. Se non iniziamo a percorrere questa strada, la deontologia professionale, le norme di comportamento e altri obblighi posti sulle spalle dei sindaci possono certo fare ben poco.

Alessandro Lini

@Alelini


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ALESSANDRO LINI

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Dottore Commercialista, revisore legale, consulenza aziendale e tributaria. Consulenza ed assistenza nello start up di pmi; enti non commerciali. Ctu,Ctp e procedure concorsuali Relatore in eventi formativi su ordinamento professionale, (deontologia e tariffa), organizzazione degli studi professionali e società tra professionisti.


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