Non so fare quello che insegno e un po’ me ne vanto...

di Luca Baiguini - 2 settembre 2013

La premessa: sono consapevole di non saper fare molte delle cose che conosco e che insegno.

Nel senso che, nell’applicare le teorie e i modelli che insegno, faccio la stessa fatica di uno qualsiasi dei miei allievi.

Anzi, spesso di più.

Lo dico perché, qualche giorno fa, mi è capitato di sentire per l’ennesima volta una variante del concetto: “Diffida di chi non sa fare le cose che pretende di insegnarti“. Di solito non me ne curo granché. Questa volta, però, a dirlo è stata una persona che stimo. Ho deciso, quindi, di argomentare il mio disaccordo.

Parto dall’inizio: dalla differenza tra sapere e saper insegnare.

Penso sia capitato a molti di incontrare docenti che, pur avendo una conoscenza profonda della propria materia e dell’oggetto dei propri studi, non sono altrettanto abili nel trasferire efficacemente questo sapere.

Qui la questione è, essenzialmente, legata al tema generale della comunicazione: alla capacità, quindi, di tradurre modelli e conoscenze in forme “commestibili” per molti e diversi palati.

Si tratta, per lo più, di saper costruire una strategia che non si limiti a informare e trasferire conoscenza, ma che sappia tradurre le informazioni in schemi di riferimento adatti all’audience, creare stati emotivi funzionali all’apprendimento e, anche, motivare rispetto all’apprendimento stesso.

Roba che si impara, insomma. Basta volerlo.

Certo, va messa in discussione l’idea che per insegnare sia sufficiente conoscere il tema e che, quindi, la comunicazione sia “tutto contenuto” e cominciare a confrontarsi in maniera aperta con gli elementi “di struttura” del processo comunicativo.

Quella della differenza tra saper fare e saper insegnare, centrale per quanto ho detto all’inizio, mi sembra una questione un po’ diversa.

Per quel che ci capisco, nell’insegnare entra in gioco la capacità di frammentare un processo (nel mio caso un processo comportamentale) nei suoi elementi costitutivi, in modo da poter astrarre modelli descrittivi da confrontare con l’operatività quotidiana. Un lavoro, quindi, di sistematizzazione. Ne è un esempio il post che ho scritto sulle determinanti del comportamento.

Saper fare significa più o meno il contrario: rimettere insieme quei pezzi e trasformarli in azioni appropriate a seconda del contesto. Un lavoro di sintesi (con alto grado di soggettività).

Va da sé che non necessariamente queste capacità convivono nella stessa persona.

Questo, però, non risolve il problema. Perché se fosse tutto qui basterebbe scegliere insegnanti che, semplicemente, sappiano fare entrambe le cose. E io sarei fregato.

La mia salvezza sta nel fatto che, per come la vedo io, è molto difficile far convivere queste due capacità.

Ho, infatti, l’impressione che chi “sa fare” tenda a proiettare sugli altri il proprio modo di compiere quella che abbiamo definito la “sintesi”, di risolvere i problemi, di far fronte alle diverse situazioni. Cosa che, invece, in un processo di apprendimento, dovrebbe avere più a che vedere con la conquista individuale e, in qualche modo “personale” (l’alto grado di soggettività a cui ho accennato prima).

Per questo, arriverei al paradosso di dire “diffida di chi sa fare ciò che pretende di insegnarti“.

Naturalmente, tutto questo è tanto più valido quanto più si parla di capacità complesse.

Vale meno (e forse non vale per nulla) per capacità di carattere tecnico/applicativo.

Questa la mia autodifesa.

Se qualcuno ha qualcosa da ridire, commenti ora o taccia per sempre...

 

Luca Baiguini

@lucabaiguini


2 Commenti :

Inviato da stefano gatti il 2 settembre 2013 alle 10:57

Post molto interessante Luca. Mi sono interrogato spesso sul saper fare e saper insegnare. Fino a qualche tempo fa la coerenza (virtù che adoro) mi imponeva di pensare che non si può insegnare senza saperlo fare ma la complessità del sapere (anche dal punto di vista comportamentale) moderno impone riflessioni anche sul sapere tecnico. Quando scrivi "l’impressione che chi “sa fare” tenda a proiettare sugli altri il proprio modo di compiere quella che abbiamo definito la “sintesi” ... mi trovi sempre più d'accordo!

Inviato da Antonio il 2 settembre 2013 alle 11:04

Ciao Luca, mi stavo lanciando in una articolata confutazione dell'assunto, ma poi ho letto le ultime righe "Vale meno (e forse non vale per nulla) per capacità di carattere tecnico/applicativo" che, a mio avviso, lo salva in parte (l'assunto). Mi permetto di aggiungere, però, un pezzo: saper fare quello che si insegna è assai utile se, chi lo fa, riesce anche a rinunciare alla pretesa che il suo sia l'unico metodo. Saper comunicare, invece, è fondamentale. La comunicazione è uno dei due strumenti essenziali. L'altro è la conoscenza. Ciao

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LUCA BAIGUINI

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FATTORE UMANO ORGANIZZAZIONI
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Docente di Comportamento Organizzativo al MIP – Politecnico di Milano, tiene corsi e moduli nei Master of Business Administration su Negoziazione, Public Speaking, Team Management e Leadership.

Oltre che con MySolution|Post, collabora con il blog di Harvard Business Review, sia nelle edizioni americana che italiana. Condivide idee e prospettive anche sul suo blog www.lucabaiguini.com


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