Il principio del midsize

di Luca Baiguini - 9 settembre 2013

L’idea non è mia: la devo a Edoardo Lombardi Vallauri, che, in una trasmissione radiofonica di qualche anno fa, ha espresso un concetto interessante, e l’ha chiamato “Il principio del midsize”.

Negli anni ’70, quando ho iniziato a giocare a tennis, le racchette avevano un formato del piatto corde standardizzato e di piccole dimensioni. A metà degli anni ’80 il progresso dei materiali ha consentito di realizzare dei piatti corde più grandi: gli oversize ed i midsize. Questi ultimi si sono poi affermati come formato ideale.

Per un certo periodo, quindi, hanno convissuto racchette tradizionali e racchette midsize.

In che cosa consisteva il vantaggio delle racchette midsize rispetto alle racchette tradizionali (vantaggio che, peraltro, ne ha consentito la totale affermazione, visto che oggi nessuno più gioca con racchette di formato tradizionale)?

Non nel fatto che chi le usava giocasse meglio rispetto agli altri: la questione non è così semplice.

Mi è accaduto spesso, infatti, quando io ancora utilizzavo una racchetta tradizionale, di giocare con avversari che avevano adottato il midsize. Ebbene, se io ero più forte di loro, vincevo comunque (e perdevo se gli avversari erano più forti di me). L’uso del midsize, quindi, non rappresentava di per sé la garanzia di avere un vantaggio su chi non lo utilizzava (altrimenti tutti si sarebbero immediatamente precipitati ad acquistare una racchetta midsize).

Ciò che ha imposto quel formato è stato il fatto che chi provava il midsize poi non poteva più tornare indietro. Cioè: chi iniziava a giocare con una racchetta midsize non giocava meglio rispetto a quando giocava con una racchetta tradizionale ma, se poi tentava di tornare indietro, si accorgeva di non riuscire più ad esprimere le proprie capacità di gioco.

L’adozione del midsize era un po’ come una nassa, una di quelle trappole per pesci con alla base un’apertura a imbuto dal bordo rovesciato all’interno, in modo che il pesce, una volta entrato, non riesca più a uscire.

Al di là del fatto che tutto questo sia vero (qualche tennista potrebbe anche non essere d’accordo), mi è sembrato un concetto interessante, questo del “principio del midsize”, che ha a che vedere con un sacco di cose della nostra vita, anche professionale.

Mi è capitato, per esempio, di citare questo concetto a proposito della relazione tra formazione e sviluppo delle risorse umane e vantaggio competitivo.

Mi pare funzioni un po’ come per le racchette da tennis: anche qui sarebbe una semplificazione eccessiva affermare che chi investe in formazione e sviluppo delle risorse umane acquisisce in automatico un vantaggio competitivo, ma è vero che chi intraprende questa strada non può più tornare indietro, perché questo diventa l’unico modo per poter competere.

Naturalmente, in qualche caso (al contrario che per il tennis), ci sono una serie di forze esterne che spingono verso questa nassa (un sociologo le potrebbe spiegare molto meglio di quanto farei io).

Sta di fatto, però, che una volta che un’azienda, un’organizzazione, uno studio professionale, ma anche intero sistema economico, si sono incamminati per questa via, è inutile tentare di tornare indietro.


Luca Baiguini

@lucabaiguini


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LUCA BAIGUINI

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FATTORE UMANO ORGANIZZAZIONI
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Docente di Comportamento Organizzativo al MIP – Politecnico di Milano, tiene corsi e moduli nei Master of Business Administration su Negoziazione, Public Speaking, Team Management e Leadership.

Oltre che con MySolution|Post, collabora con il blog di Harvard Business Review, sia nelle edizioni americana che italiana. Condivide idee e prospettive anche sul suo blog www.lucabaiguini.com


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