Proviamo a dare i numeri?

di Luca Baiguini - 7 ottobre 2013

C’è un esercizio che propongo spesso ai miei allievi.

Si tratta di un gioco che ho trovato nel libro “Trappole mentali” di Matteo Motterlini (a proposito: lettura interessante, per gli amanti del genere).

Consiste nel riunire un gruppo di persone e consegnare le seguenti istruzioni:

  • Scegliete un numero tra zero e cento e scrivetelo, insieme al vostro nome, su un foglio.
  • Non mostrate agli altri il numero scritto.
  • Dopo che mi avrete consegnato i fogli, procederò a calcolare la media aritmetica dei numeri che avete scelto.

Lo scopo del gioco è scegliere e scrivere il numero che pensate essere più vicino ai due terzi della media dei numeri scelti da tutti. Il vincitore sarà colui che riuscirà ad avvicinarsi di più a questo numero.

Avrete già capito che l’intento del gioco è quello di stimolare i partecipanti a tentare di prevedere quale numero scriveranno gli altri.

L’incrociarsi delle aspettative diventa, quindi, determinante nel comportamento di ciascuno (e nel sancire chi sarà il vincitore).

Faccio notare per inciso che se l’aspettativa è quella che ciascun partecipante sia perfettamente razionale, c’è una sola soluzione possibile: il numero da scrivere è zero (il cosiddetto “solo equilibrio di Nash”).

Infatti, un approccio razionale farebbe pensare che la media dei numeri casuali da 0 a 100 dovrebbe risultare attorno a 50, al che la risposta dovrebbe essere 33 (due terzi della media).  Ma è verosimile pensare che anche gli altri partecipanti abbiano fatto lo stesso ragionamento, scrivendo, appunto, un numero vicino a 33.

Al che la risposta diventerebbe 22 (due terzi di 33).

Ma se anche gli altri partecipanti sono sufficientemente perspicaci da arrivare alla stessa conclusione? Allora la risposta corretta dovrebbe essere i due terzi di 22, circa 14; e via di questo passo fino ad arrivare a zero.

Ma quanti tra noi darebbero questa risposta, che presuppone che tutti i partecipanti riescano in un ragionamento così complicato?

Il lato interessante sta proprio nel fatto che il meccanismo, se ben compreso, ad un certo punto costringe le persone ad alzare la testa dal foglio, a guardare in faccia gli altri partecipanti e a crearsi delle aspettative circa il loro comportamento.

Che cosa serve, allora, per vincere un gioco come questo?

Certamente, la capacità di comprenderne la dinamica e di rappresentarla in un modello. In questo modo si può dedurre che la risposta perfettamente razionale è zero.

Ma non basta. Serve anche la capacità di:

  • saper mettere in discussione le idee date per scontate (la soluzione razionale è davvero quella che fa vincere il gioco?);
  • adottare prospettive diverse (come posso prevedere il comportamento degli altri giocatori?);
  • vedere il potenziale (è vero, il problema è impegnativo. Ma quanto mi può insegnare su me stesso? E sulle persone che mi stanno intorno?);
  • convivere con l’ambiguità (Qualsiasi decisione, in questo caso, non può togliere dal dubbio e dall’ambiguità).

Tutto questo per dire che, visto che si avvicina la brutta stagione, questo gioco potrebbe rappresentare una buona alternativa alla tombola, in una giornata di pioggia.

A proposito: e voi, se vi trovaste ad una tavolata con i vostri amici, che numero scrivereste sul foglio?

P.S.: questo gioco è stato proposto a un gran numero di persone in tre continenti dall’economista comportamentale Colin Camerer. Il risultato? Non ora, naturalmente. Lo scriverò tra qualche giorno nei commenti, tanto per allenarvi un po’ a convivere con l’incertezza.


Luca Baiguini

@lucabaiguini


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LUCA BAIGUINI

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FATTORE UMANO ORGANIZZAZIONI
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Docente di Comportamento Organizzativo al MIP – Politecnico di Milano, tiene corsi e moduli nei Master of Business Administration su Negoziazione, Public Speaking, Team Management e Leadership.

Oltre che con MySolution|Post, collabora con il blog di Harvard Business Review, sia nelle edizioni americana che italiana. Condivide idee e prospettive anche sul suo blog www.lucabaiguini.com


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