Tax compliance: gli elementi in gioco

di Luca Baiguini - 9 settembre 2015

Il tema della tax compliance (parente stretto del tema della lotta allevasione) attraversa il dibattito pubblico italiano ogni volta che si parla di reperimento delle risorse necessarie alla riduzione del debito pubblico o di qualsiasi progetto abbia un impatto sulla spesa.

Cercherò, nello spazio di questo post, di delineare il campo di questo tema complesso, senza la pretesa di esaurire l’argomento, offrendo qualche ipotesi di risposta alla domanda: perché un gruppo o una popolazione dovrebbe aderire a un sistema di norme legali imposte da una struttura sociale e, in particolare, alle regole di un sistema di tassazione?

I modelli interpretativi che rispondono a questa domanda si possono ricondurre a due famiglie: la prima ha a che vedere con la teoria dell’utilità attesa, la seconda con le teorie relative alla legittimità dell’autorità.

Riassumendo:

  1. Le teoria dell’utilità attesa postula che l’attore di una decisione sceglie tra le alternative in gioco massimizzando il prodotto tra il valore attribuito a ogni alternativa e la probabilità che questa stessa si realizzi. Applicando questa teoria alla tax compliance, l’attore sociale sceglie se pagare o meno le tasse dovute sulla base del prodotto tra l’ammontare della punizione comminata in caso di mancato pagamento e la probabilità che questa punizione si realizzi (se volessimo vederla in positivo, se vi fosse, quindi, una premialità legata al pagamento, l’attore deciderebbe sulla base dell’ammontare del premio moltiplicato per la probabilità di ricevere quello stesso premio). A prima vista, quindi, il policy maker ha a disposizione un modo piuttosto semplice per far crescere la compliance: aumentare l’entità della punizione. Certo, ma va considerato il fatto che l’efficacia di questa manovra è commisurata al secondo fattore: una bassa probabilità rende la percezione della pena minima rispetto alla sua entità. Al limite, se la probabilità fosse pari a zero, l’attore diventerebbe assolutamente indifferente rispetto alla misura della pena. Quindi, non basta agire sulla pena (specialità, quest’ultima, del policy maker italiano), si deve agire anche sulla percezione della probabilità che la pena venga effettivamente comminata. E qui, forse, qualche margine di miglioramento lo si potrebbe trovare.
  2. C’è, poi, una serie di teorie comportamentali che trattano il tema della compliance da una prospettiva non utilitaristico/strumentale; non basata, cioè, come la teoria del valore atteso, su un calcolo costo/beneficio. Secondo queste ipotesi la compliance si fonda, piuttosto, su una percezione rispetto all’autorità che possiamo riassumere con il termine di “legittimazione”. Le persone aderiscono a un sistema di norme in base alla percezione di legittimazione dell’autorità. Gli individui, in generale, percepiscono l’autorità come legittimata al verificarsi di tre fattori:
  • l’autorità deve offrire l’impressione di ascoltare le ragioni di ogni appartenente alla comunità. Deve stabilire, quindi, processi e organismi davanti ai quali il soggetto può manifestare le proprie ragioni e il proprio dissenso rispetto alle decisioni prese, con la certezza che queste ragioni verranno ascoltate e prese in considerazione;
  • l’autorità deve essere percepita come neutrale: deve trattare in modo ragionevolmente uguale gli appartenenti a una comunità o a uno Stato. Non deve fare differenze tra un gruppo sociale e l’altro, tra una religione e l’altra, tra un individuo e l’altro, ecc.;
  • l’autorità deve agire in modo coerente e costante: ciò che è valido oggi lo deve essere anche domani. Non deve “rimangiarsi la parola”, cambiare le regole in corsa, applicare nuove regole in maniera retroattiva, ecc.

Questo, in generale. Se applichiamo queste teorie alla tax compliance nello specifico, si può aggiungere un quarto fattore, che è la percezione dell’efficacia e dell’efficienza delle politiche di spesa che utilizzano le risorse drenate con il prelievo fiscale.

Due corollari rispetto a queste considerazioni:

  1. va sottolineato il fatto che, come già accennato, la leva della legittimità non è una leva utilitaristica. Le persone mosse da questa motivazione possono anche assumere comportamenti contro l’autorità che, paradossalmente, contraddicono la teoria del valore atteso. Entrano in questa categoria tutti quei casi in cui i membri di un gruppo sociale sono disponibili a sacrificare i propri interessi (al limite perfino la propria vita) pur di opporsi a un regime o a un assetto sociale che non ascolta le ragioni dei suoi cittadini, non appare neutrale, non appare coerente. E questo non ha soltanto a che vedere con il pagamento spontaneo delle imposte.
  2. in tema di tax compliance, è chiaro come il livello di tassazione richiesta impatti su entrambe le visioni descritte. Nel senso della teoria dell’utilità attesa influisce sul valore delle alternative, nel senso delle teorie della legittimazione, influisce sul livello di legittimazione che motiva l’adesione (più è alta la tassazione, maggiore è la percezione di legittimazione necessaria a generare compliance).

Conclusione: mettendo insieme le due visioni, una politica volta a far crescere la tax compliance dovrebbe, prima e più che agire sull’entità della pena, influire sulla crescita della probabilità percepita che la pena venga comminata da un lato e sulla percezione di legittimità dell’autorità dall’altro. E fare entrambe queste cose significa consolidare positivamente la relazione tra il policy maker e il corpo sociale.

Ho la sensazione che il nostro Paese corra da tempo, ostinatamente e allegramente, nella direzione contraria.

 

Luca Baiguini

@lucabaiguini


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LUCA BAIGUINI

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FATTORE UMANO ORGANIZZAZIONI
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Docente di Comportamento Organizzativo al MIP – Politecnico di Milano, tiene corsi e moduli nei Master of Business Administration su Negoziazione, Public Speaking, Team Management e Leadership.

Oltre che con MySolution|Post, collabora con il blog di Harvard Business Review, sia nelle edizioni americana che italiana. Condivide idee e prospettive anche sul suo blog www.lucabaiguini.com


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