Lavoro in team: un trade-off e un “cul de sac”

di Luca Baiguini - 13 gennaio 2016

Chiunque si ritrovi a gestire un team di lavoro ha di fronte a sé alcune scelte che riguardano le strutture relazionali che si possono creare e favorire all’interno del gruppo stesso nelle diverse fasi del suo ciclo di vita.

Tra queste scelte ce ne sono due che si ripresentano frequentemente nella vita del team: la scelta tra direttività e partecipazione e la scelta tra il focalizzare la propria comunicazione verso la creazione di consenso e il focalizzarla sull’evitare il conformismo.

Il primo è ciò che si definisce un trade-off: infatti, a una maggiore direttività fa da contraltare una minore partecipazione, e viceversa.

Il secondo, invece, non è un trade-off in senso stretto: infatti, a un maggiore consenso si accompagna un maggiore grado di conformismo. Potemmo definirlo, in qualche modo, un cul de sac.

Dedicherò questo post alla definizione di questi due temi, e i due prossimi post a proporre modelli e metodologie che possano fornire alcuni suggerimenti per affrontare le relative scelte in modo produttivo.

 

IL TRADE-OFF TRA DIRETTIVITÀ E PARTECIPAZIONE

Si tratta sicuramente della scelta più comune che qualsiasi team leader si trova a dover affrontare fin dall’inizio della relazione con il gruppo.

La domanda è: quanto essere direttivo, imponendo scelte, comportamenti, soluzioni, e quanto invece favorire la partecipazione attiva del maggior numero possibile di componenti del team in modo da creare soluzioni condivise?

Ognuna dei due comportamenti porta con sé vantaggi e svantaggi:

  • la direttività porta ad assumere decisioni rapide, a evitare discussioni improduttive, ad affermare una leadership forte basata sulla competenza. Il contraltare si sostanzia invece, oltre che nel rischio di lasciare inespresse competenze che potrebbero fornire soluzioni migliori rispetto a quelle imposte dal team leader, nella frustrazione del desiderio dei membri del team di poter contribuire allo sviluppo dell’output del gruppo non solo nelle fasi operative, ma anche in quelle strategiche.
  • la partecipazione, per converso, soddisfa proprio quest’ultimo bisogno, facendo sentire le persone partecipi e inserite in un processo di crescita che riguarda il gruppo e ogni singolo membro. Dall’altra parte, però, si potrebbe perdere una quota di efficienza e rapidità. Inoltre, affermare la propria leadership in questo secondo tipo di processo può essere più complesso, specie per chi è abituato a fondare l’autorevolezza sulle proprie doti di problem solver.

Sta nella capacità del team leader alternare in maniera funzionale momenti e circostanze in cui utilizzare la leva della direttività ad altri in cui, invece, puntare sulla partecipazione.

Un’ultima precisazione: quello secondo cui favorire la partecipazione sia in ogni caso più efficace che utilizzare la direttività è un mito da sfatare. Ci sono circostanze e situazioni in cui è il gruppo stesso a esprimere l’esigenza e l’aspettativa di essere guidato con un comportamento direttivo da parte del team leader. Nel prossimo post argomenterò anche quest’ultima affermazione.

 

IL CUL DE SAC TRA CONSENSO E CONFORMISMO

La seconda scelta fondamentale che un team leader si trova a dover affrontare si manifesta nel caso si sia scelta la strada della partecipazione nel processo decisionale, valorizzando l’apporto dei membri del team per arrivare a soluzioni più efficaci e condivise.

Questa seconda alternativa è meno intuitiva della prima. In questo caso, infatti, il focus principale del team leader è, di solito, quello di generare durante il processo un elevato livello di consenso verso le soluzioni che vengono man mano delineate e adottate. Nel fare questo, però, dovrebbe (e spesso questo non accade) prestare attenzione a non generare, così facendo, un eccesso di conformismo, inibendo i pareri critici e favorendo comportamenti da “yes-man”.

Il conformismo, infatti, rappresenta il contraltare del consenso e una sua conseguenza quasi inevitabile: più un team leader è in grado di generare consenso attorno alle idee e alle soluzioni proposte da sé o dal gruppo (e, in ultima istanza, attorno alla sua stessa leadership), più elevato è il rischio che nel team si generi un eccesso di conformismo, con i pericoli che questo comporta.

Gestire un processo di team management efficace ha a che vedere, su questa seconda dimensione, con la capacità di alternare in maniera efficace strutture relazionali orientate alla costruzione del consenso con strutture relazionali che stimolino, al contrario, un pensiero positivamente critico e severo.

 

Luca Baiguini

@lucabaiguini


0 Commenti :

Commento

Captcha

LUCA BAIGUINI

/media/5686634/baiguini.png
FATTORE UMANO ORGANIZZAZIONI
Account twitter Account LinkedIn Feed RSS

Docente di Comportamento Organizzativo al MIP – Politecnico di Milano, tiene corsi e moduli nei Master of Business Administration su Negoziazione, Public Speaking, Team Management e Leadership.

Oltre che con MySolution|Post, collabora con il blog di Harvard Business Review, sia nelle edizioni americana che italiana. Condivide idee e prospettive anche sul suo blog www.lucabaiguini.com


Lavoro in team: consenso vs conformismo
12 aprile 2016

Lavoro in team: il trade-off tra direttività e partecipazione
4 aprile 2016

Lavoro in team: un trade-off e un “cul de sac”
13 gennaio 2016

ARCHIVIO