Una cosa - l’unica - che posso fare per voi

di Luca Baiguini - 15 luglio 2013

Quando, qualche settimana fa, mi è stato proposto di condividere qualche idea in questo spazio, mi sono chiesto che tipo di contributo avrei potuto dare io, che faccio un mestiere tanto diverso, a un blog di professionisti per professionisti.

E ho pensato che il mio primo post si sarebbe intitolato “Cinque cose che un docente di comportamento organizzativo può fare per un professionista scrivendo su un blog”.

Ora, a parte il fatto che il titolo mi è parso da subito bruttino, il problema è che non ho trovato cinque cose che potrei fare per voi.

A dire il vero, nemmeno quattro o tre.

Ne ho trovata una soltanto.

E questa cosa parte da un presupposto: la mia convinzione che il ruolo del libero professionista (commercialista, avvocato, consulente) stia diventando giorno dopo giorno sempre più complesso. Intendiamoci: questo ragionamento non vale soltanto per i liberi professionisti. È una cosa che vedo accadere in generale: quelli che ieri erano profili con ruoli, codici, compiti ben definiti oggi sono mestieri dai confini labili e sfumati. E, se i confini sfumano, lo fanno spesso verso dimensioni non tecniche e di contenuto, ma umane e legate alle relazioni. Il cliente, insomma, non si accontenta più di un professionista preparato: cerca un apporto che va al di là della sola consulenza. Per non dire del fatto che uno studio è un vero e proprio team di lavoro, con le dinamiche che caratterizzano i cicli di vita dei gruppi e le capacità di leadership che questi comportano.

E qui arriviamo a quel che uno che fa il mio mestiere può fare per questo blog: condividere qualche riflessione su una dimensione, quella dello “Human Touch” dell’organizzazione, che rappresenta una faccia di questa complessità.

Con un corollario: nella disciplina di cui mi occupo (o, almeno, nel modo che ho scelto io per occuparmi di questa disciplina) difficilmente trovano spazio le verità preconfezionate o le ricette pronte all’uso. Piuttosto, il dibattito è fatto di idee che possono, più o meno, aprire una prospettiva, un punto di vista.

È quello che vorrei fare qui: aprire, per quanto ne sono capace, prospettive.

È quello che faccio sul mio, di blog, e lo faccio da un tempo sufficiente per sapere che in questo scambio il valore sta più dalla parte di chi legge, commenta, condivide che dalla parte di chi scrive. Ecco perché cercherò di stimolare, sempre, i vostri commenti.

Tutto questo, naturalmente, per chi ci sta.

Luca Baiuguini

@lucabaiguini


4 Commenti :

Inviato da Isabella il 15 luglio 2013 alle 9:51

Apprezzo il tuo obiettivo, che è pur vero che dev'essere SMART, ma è rivolto a persone umane con limiti e potenzialità talmente diversi da richiedere linguaggi diversi! È sempre un piacere leggerti.

Inviato da Renata Franzolini il 15 luglio 2013 alle 17:10

Io ci sto. Da dove incominciamo? Vorrei partire da una prospettiva che si apra all'interdisciplinarità; linguaggi diversi verso lo stesso obiettivo.

Inviato da Andrea Arrigo Panato il 17 luglio 2013 alle 13:24

Sempre un piacere leggerti luca.

Inviato da Luca Baiguini il 17 luglio 2013 alle 14:00

Grazie per questi primi commenti. Varieta, dunque, di linguaggi e di approcci. Ci proverò!

Commento

Captcha

LUCA BAIGUINI

/media/5686634/baiguini.png
FATTORE UMANO ORGANIZZAZIONI
Account twitter Account LinkedIn Feed RSS

Docente di Comportamento Organizzativo al MIP – Politecnico di Milano, tiene corsi e moduli nei Master of Business Administration su Negoziazione, Public Speaking, Team Management e Leadership.

Oltre che con MySolution|Post, collabora con il blog di Harvard Business Review, sia nelle edizioni americana che italiana. Condivide idee e prospettive anche sul suo blog www.lucabaiguini.com


Lavoro in team: consenso vs conformismo
12 aprile 2016

Lavoro in team: il trade-off tra direttività e partecipazione
4 aprile 2016

Lavoro in team: un trade-off e un “cul de sac”
13 gennaio 2016

ARCHIVIO