Dal 30 giugno obbligo di Pos per i professionisti

di Stefano Setti - 19 maggio 2014

Si ricorda che dal 30 giugno 2014 i professionisti nonché imprese saranno tenuti ad accettare i pagamenti anche mediante carte di debito (bancomat) se di importo superiore a 30 euro.

Da tale data i commercianti; i prestatori di servizi nonché gli studi professionali dovranno dotarsi di un apposito Pos per consentire ai clienti di pagare il bene acquistato/servizio ricevuto tramite bancomat. Si precisa comunque che non vi è l’obbligo di ricevere il pagamento della prestazione mediante bancomat, ma soltanto di avere a disposizione il Pos nel caso in cui il cliente decida di utilizzare tale canale.

Inoltre, sembra ragionevole ritenere che i pagamenti di importo pari o superiore al limite di 1.000 euro l’utilizzo dei consueti strumenti tracciabili, quali bonifici ed assegni non trasferibili.

Da ultimo risulta opportuno segnalare che ad oggi non è stata prevista normativamente una specifica sanzione in capo ai soggetti che omettono di dotarsi del Pos. Ne consegue che non risulta chiaro quali siano le conseguenze per professionista che, intenzionalmente o per mera colpa, ometta di munirsi del Pos.

LA PROROGA E I SUOI EFFETTI

Con la Legge n. 15/2014 (che ha convertito il D.L. n. 150/2013) è stato stabilito il differimento dell’obbligo di utilizzo del Pos al 30 giugno 2014. Si precisa, inoltre, che lo slittamento dei termini impatta anche su quanto contenuto all’interno del D.M. del 24 gennaio 2014 e più in particolare con riferimento alla disciplina transitoria che non dovrebbe più essere efficace.

Ne consegue che dal 30 giugno l’obbligo di attivazione del Pos opera a prescindere dal fatturato realizzato (salvo l’adozione di nuove regole entro il prossimo 26 giugno 2014).

 

Le definizioni contenute all’interno del D.M. 24 gennaio 2014

Carta di debito

Strumento di pagamento che consente al titolare di effettuare transazioni presso un esercente abilitato all’accettazione della medesima carta, emessa da un istituto di credito, previo deposito di fondi in via anticipata da parte dell’utilizzatore, che non finanzia l’acquisto ma consente l’addebito in tempo reale.

Circuito

Piattaforma costituita dal complesso di regole e procedure che consentono di effettuare e ricevere pagamenti attraverso l’utilizzo di una determinata carta di pagamento.

Consumatore o utente

La persona fisica che ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta.

Terminale evoluto di accettazione multipla

Terminale Pos con tecnologia di accettazione multipla ovvero che consente l’accettazione di strumenti di pagamento tramite diverse tecnologie, in aggiunta a quella “a banda magnetica” o a “microchip”.

 

IMPLICAZIONI OPERATIVE DELL’OBBLIGO DI DOTARSI DI POS

Come anticipato, dal 30 giugno 2014, con l’introduzione del POS obbligatorio, il professionista dovrà accettare il pagamento tramite moneta elettronica per i pagamenti superiori a 30 euro. Ne consegue che il Pos permetterà agli studi di leggere e accettare pagamenti tramite carte di debito (bancomat) accreditando l’importo direttamente in conto corrente.

Al riguardo si fa presente che gli istituti di credito (banche) chiederanno commissioni per ciascun pagamento effettuato elettronicamente. Inoltre, l’acquisto del Pos comporta una spesa non irrilevante per il professionista, sia per l’acquisto e l’installazione, sia per il canone da pagare mensilmente.

Sulla base di quanto più sopra esposto, l’introduzione dell’obbligo del Pos ha suscitato e sta suscitando non poche critiche. Uno dei motivi della “protesta” consiste nel fatto che molti clienti pagano con bonifici bancari o assegni, attraverso i quali le transazioni sono comunque tracciabili, senza ricorrere al Pos. E allora perché l’obbligo? L’utilizzo del Pos potrebbe servire per fare pagare subito i clienti che scompaiono dopo aver promesso bonifici.

LE CRITICITÀ PER I PROFESSIONISTI PER L’ADOZIONE DEI POS

I corrispettivi anche per le attività professionali sono quasi sempre superiori ai massimali delle più comuni carte di debito;

  • i pagamenti tramite carte di debito non costituiscono affatto un rimedio efficace contro la presunta evasione dei liberi professionisti, né impediscono l’utilizzo di sistemi di pagamento non tracciabili;
  • per i liberi professionisti il costo del POS, attendibilmente stimato tra i 250 euro e i 350 euro l’anno, oltre le commissioni sul transato, andrebbe ad aggiungersi ai recenti nuovi costi (ad es. assicurazione obbligatoria, formazione continua) e renderebbe sempre più difficile la sostenibilità della professione;
  • considerata l’estrema genericità dell’ambito applicativo dell’obbligo di dotarsi di Pos, la stessa va ad impattare anche su figure professionali prive di rapporti con una pluralità di clienti. Ad esempio si pensi ai commercialisti nel caso in cui gli stessi abbiano unicamente incarichi sindacali ovvero per i professionisti con unico committente, le cui uniche fatture, nel corso dell’anno, sono quelle emesse in favore dello studio professionale nel quale prestano la loro attività.

NB: nel mercato tecnologico italiano sono entrati, ormai da qualche mese, dei dispositivi che consentono di trasformare il proprio smartphone ovvero tablet in un vero e proprio Pos. Tale modalità comporta che non vi sia nessun costo fisso per il professionista, inoltre, consente i pagamenti attraverso una “App” e un lettore di carte gratuito. A differenza dei terminali tradizionali, vengono quindi eliminati i costi mensili e il complesso lavoro cartaceo. Per ogni transazione viene trattenuta comunque una percentuale che si attesta generalmente con quelle applicate già dagli istituti di credito ed in alcuni casi inferiori.


Stefano Setti


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STEFANO SETTI

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Dottore commercialista in Milano, ha svolto attività di consulenza fiscale in materia di imposte indirette per studi di primaria importanza, sia nazionali che internazionali. Attualmente svolge funzioni di assistenza e rappresentanza in materia tributaria per svariate società, nonché per professionisti che operano nel settore edile.

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