Territorialità dell'IVA nell’e-commerce

di Stefano Setti - 18 giugno 2013

Per commercio elettronico si intendono quelle attività dirette allo svolgimento di transazioni per via elettronica.

Il commercio elettronico può avere ad oggetto:

  • beni materiali, e in questo caso si tratta di commercio elettronico indiretto (off-line). Sul sito web, il venditore mette a disposizione il catalogo dei prodotti con le caratteristiche merceologiche, le condizioni di consegna e i prezzi. Il cliente procede a effettuare l’ordine per via telematica, ma riceve la consegna fisica dei beni a domicilio attraverso i canali tradizionali, e cioè tramite vettore o spedizioniere nel caso di importazione, con pagamento al venditore (con carta di credito), oppure al vettore che consegna. Per tale tipo di commercio non è prevista alcuna disposizione specifica;
  • beni immateriali o digitalizzati (assimilati ai servizi), e in questo caso si parla di commercio elettronico diretto (on-line). Tutta la transazione commerciale, cessione e consegna, avviene per via telematica, attraverso, cioè, la fornitura in rete di prodotti virtuali. I servizi e i beni (software, siti web, immagini, testi, basi di dati, musica, film, ecc.) vengono dematerializzati alla partenza dal prestatore e materializzati all’arrivo dal destinatario (download). Le regole specifiche che si esaminano si riferiscono esclusivamente al commercio elettronico diretto (c.d. e-commerce).

Come stabilito dalla direttiva 7 maggio 2002, n. 2002/38/CE, la tassazione delle operazioni on-line, espressamente individuate dall’allegato I del documento comunitario, deve avvenire tenendo presente che tali operazioni, siano esse prestazioni di servizi in senso stretto, ovvero fornitura di beni virtuali, rappresentano sempre, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, delle prestazioni di servizi.

L’art. 7 del Regolamento UE n. 282/2011 ha fornito una dettagliata definizione dei "servizi prestati tramite mezzi elettronici" (c.d. e-commerce). Si tratta di quelli forniti attraverso Internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata (quindi con un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione. Vengono inoltre elencati (anche nell’allegato I al Regolamento stesso) i servizi che rientrano in tale definizione (ad esempio la fornitura di software, i servizi web quali la creazione di siti internet, o, ancora, l’accesso, a pagamento, alle aste on line) e quelli, invece, che ne sono esclusi. Tra gli esclusi figurano:

  • i servizi di radiodiffusione, di televisione e telecomunicazione;
  • la vendita di beni il cui ordine avviene elettronicamente;
  • i CD, DVD e simili;
  • il materiale stampato, come libri, bollettini, giornali o riviste;
  • i servizi di professionisti, quali avvocati e consulenti finanziari, che forniscono consulenze ai clienti mediante la posta elettronica;
  • i servizi di insegnamento a distanza tramite internet o una rete elettronica nonché quelli che comprendono esclusivamente corsi per corrispondenza, come quelli inviati per posta;
  • i servizi di riparazione materiale off line delle apparecchiature informatiche;
  • i servizi di conservazione dei dati off line;
  • i servizi pubblicitari, ad esempio su giornali, manifesti e in televisione;
  • i servizi di help-desk telefonico;
  • i servizi tradizionali di vendita all’asta che dipendono dal diretto intervento dell’uomo, indipendentemente dalle modalità di offerta;
  • i servizi di videofonia e i servizi telefonici forniti attraverso Internet;
  • l’accesso a Internet e al World Wide Web.

Le prestazioni di servizi rese tramite mezzi elettronici (e-commerce) se effettuate da prestatori soggetti passivi IVA "stabiliti" in Italia nei confronti di committenti soggetti passivi non "stabiliti" in Italia, sono considerate effettuate nel territorio dello Stato del committente estero e sono, quindi, escluse da Iva in Italia ex art. 7-ter, co. 1, lett. a), DPR N. 633/1972.

Simmetricamente, nel caso in cui l’acquirente del bene o il committente del servizio sia un soggetto passivo italiano e il prestatore non sia, invece, stabilito in Italia, il primo dovrà procedere a reverse charge od emettere autofattura per l’applicazione dell’Iva in Italia.

Nel caso in cui il committente della prestazione di servizi informatici sia un "privato" tali operazioni saranno tutte imponibili nel Paese del prestatore.

A questa regola generale fa eccezione il caso della prestazione di servizi resa tramite mezzi elettronici da soggetti passivi stabiliti al di fuori del territorio della Ue (quindi, extra-UE), a favore di committenti (sempre "privati") domiciliati in Italia o ivi residenti senza domicilio all’estero: in questo caso la prestazione non è territorialmente rilevante nel Paese del prestatore, ma in Italia (art. 7-sexies, co. 1, lett. f, DPR N. 633/1972).

 

Esemplificazione: e-commerce dal 1° gennaio 2010


Prestatore

Committente

Regime IVA

Modalità contabili

Italiano (sogg. pass. IVA)

Soggetto passivo IVA stabilito in altro Paese della UE diverso dall’Italia

IVA del Paese della UE dov’è stabilito il committente

Reverse charge (da parte del committente UE). Obbligo di comunicazione INTRASTAT servizi

Soggetto passivo IVA stabilito in un Paese extra UE

IVA del Paese extra UE

Autofattura da parte del soggetto extra UE (se vi è tale previsione normativa nel Paese extra UE)

Privato della UE

IVA in Italia

Fattura del prestatore con IVA in Italia

Privato extra UE

IVA del Paese extra UE

Verifica nel Paese extra UE degli adempimenti fiscali

Soggetto passivo IVA stabilito in altro Paese della UE diverso dall’Italia

Italiano (sogg. passivo IVA)

IVA in Italia

Reverse charge da parte del committente italiano. Obbligo di comunicazione INTRASTAT servizi

Italiano privato

IVA del Paese UE ove è “stabilito” il prestatore

Fattura del prestatore con IVA del Paese UE ove è “stabilito” il prestatore.

Soggetto passivo IVA stabilito in un Paese extra UE

Italiano privato

IVA in Italia

Fattura con IVA in Italia, previa identificazione diretta (se possibile) o rappresentante fiscale del soggetto extra UE

Italiano (sogg. passivo IVA)

IVA in Italia

Autofattura da parte del soggetto italiano

 

Il caso

D.: La nostra società (stabilita ai fini IVA in Italia) si avvale di una banca dati di una società inglese. Come ci dobbiamo comportare ai fini della territorialità IVA?

R.: Essendo il committente soggetto passivo italiano, l’operazione sarà territorialmente rilevante ai fini IVA in Italia, va da sé che la società italiana dovrà procedere a reverse charge ai sensi dell’art. 17, comma 2, del D.P.R. n. 633/1972.

Stefano Setti


3 Commenti :

Inviato da C. Di Mise il 22 agosto 2015 alle 12:22

dubbio su acquisto servizi digitali da australia da parte di società italiana. assodato che va emessa autofattura, come va registrata la fattura d'acquisto? (trattasi di commercio elettronico diretto, quindi no bolla doganale)

Inviato da pina currò il 13 marzo 2016 alle 12:43

Società polacca che vende prodotti on line a soggetti privati, emette fattura con iva in italia (titolare di partita iva regolarmente richiesta), come effettua il pagamento dell'iva mensile?

Inviato da Patrizia Dabizzi il 13 marzo 2018 alle 18:10

Buonasera, nel caso di vendita di corsi a mezzo piattaforma web da società con sede in Uk ma che si svolgono su territorio italiano e considerando che la società UK ha una sede in italia, l'emissione della fattura con che regime iva deve essere emessa? e chi deve emetterla, la società in uk o la sede in italia? Grazie

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STEFANO SETTI

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IVA E INDIRETTE
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Dottore commercialista in Milano, ha svolto attività di consulenza fiscale in materia di imposte indirette per studi di primaria importanza, sia nazionali che internazionali. Attualmente svolge funzioni di assistenza e rappresentanza in materia tributaria per svariate società, nonché per professionisti che operano nel settore edile.

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