Dall'Agenda Digitale opportunità di crescita

di a cura di Carlo Piana - 14 ottobre 2013

Il 26 settembre presso il Politecnico di Milano si è tenuto un incontro sullo stato di avanzamento dell'Agenda Digitale Italiana, presente Francesco Caio, il coordinatore dell'Agenda Digitale presso la Presidenza del Consiglio. Nell'occasione, è stato anche distribuito il rapporto dell'Osservatorio sull'Agenda Digitale della School of Management del Politecnico, che contiene interessanti spunti sulle opportunità (ancora in larga parte mancate) derivanti da un pieno sviluppo delle tecnologie digitali in Italia e sull'ancora troppo basso numero di start up nel nostro Paese.

Caio ha confermato che l'attività di attuazione dell'Agenda si concentrerà in modo fermo su tre pilastri fondamentali, la mancanza dei quali è individuata come grave come freno:

  • l'Anagrafe Unica Nazionale;
  • la fatturazione elettronica;
  • l'identità digitale.

In particolare, si è fatto presente come per la fatturazione elettronica le norme generali siano già state adottate da anni, ma tempi e modi di attuazione siano rimasti incerti, tanto da far rischiare che al momento in cui l'obbligatorietà scatterà in via estesa (giugno 2015), le norme stesse potrebbero essere obsolete. Un vizio che la cabina di regia dovrebbe colmare, anche se non si sa bene con quali strumenti coercitivi o di incentivo.

Resta il dubbio sull'opportunità di concentrarsi proprio su quei tre ambiti, anche se la stima di risparmio (dunque di perdita) è di vari miliardi all'anno. È anche vero, per usare una buona metafora, che sinora l'Agenda Digitale è stato un albero di Natale, su cui ognuno che passava agganciava un palloncino, l'effetto era bello a vedersi, ma l'utilità nulla, senza una visione d'insieme.

Un esempio di perdita di cui si è discusso è il tema caldo dei ritardi nei pagamenti (cui la fatturazione elettronica è funzionale). L'impossibilità di avere un quadro di riferimento affidabile lascia lo Stato in una posizione di patetica impotenza, con il risultato di avere da un lato interessi per i ritardi nei pagamenti, nessuna pianificazione finanziaria, dall'altro la nota situazione di imprese fornitrici al collasso per mancanza di liquidità. La mancanza di una vera e propria infrastruttura di gestione e interscambio dei dati sui flussi finanziari, tema più generale rispetto alla semplice fatturazione elettronica, porta all'impossibilità di una vera spending review, mancando la “view”.

Non si tratta ovviamente solo di un problema di norme, ma di persone e di visione di sistema (“il processo non converge”, secondo il Professor Alfonso Fuggetta, uno dei membri dell'Osservatorio). Tuttavia non può essere lasciato passare sotto silenzio il fatto che se in Italia abbiamo norme all'avanguardia che poi non vengono implementate, è una questione anche e soprattutto di mancanza, inadeguatezza o semplice ritardo nell'adozione delle norme di dettaglio (emblematico il caso della firma elettronica avanzata di cui abbiamo già discusso in queste colonne), spesso frutto di resistenze dell'apparato burocratico per ragioni di auto-conservazione, ma anche di pressioni di parti interessate a non avere il cambiamento.

E pensare che l'utilizzo spinto del digitale nel settore pubblico, oltre a introdurre efficienza nella macchina amministrativa, darebbe impulso anche a un aumento di fatturato del settore privato e alla nascita di start up, con un ritorno sull'investimento con pochi eguali, a patto di dare libero sfogo alla concorrenza consentendo l'accesso al mercato anche alle Pmi, privilegiando l'adozione di standard aperti e di tecnologie interoperabili, nonché di piattaforme e sistemi di e-procurement adeguati.


Carlo Piana

@carlopiana


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A CURA DI CARLO PIANA

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DIRITTO NUOVE TECNOLOGIE
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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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