Il Decreto Valore Cultura semplifica i piccoli spettacoli

di a cura di Carlo Piana - 21 ottobre 2013

Il 2 ottobre scorso la legislatura sembrava essere prematuramente giunta al capolinea e invece tutto si è sistemato, consentendo al Parlamento già il giorno successivo di poter convertire in legge un decreto che semplifica molto la possibilità per chiunque di organizzare piccoli eventi musicali. Dunque la norma avrà un riverbero non indifferente non solo sugli enti non profit, ma anche sui commercianti (principalmente gestori di locali pubblici) e sulle piccole imprese promotrici di eventi di intrattenimento.

Si tratta del decreto 91/2013, noto più comunemente come Decreto Valore Cultura e formalmente rubricato come “Decreto legge recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei Beni e delle Attività Culturali”.

La norma da un lato ha creato alcuni malumori relativi alle modalità di riassetto e finanziamento di alcuni tra i più importanti enti culturali italiani (teatri, fondazioni, accademie...), dall'altro ha creato un certo entusiasmo all'interno della comunità degli appassionati di musica e teatro in quanto è stata salutata come una liberalizzazione relativa agli spettacoli di piccole dimensioni. In rete sono circolate varie interpretazioni distorte, quindi è forse il caso di fare un po' di chiarezza sulla reale portata di questa riforma.

Innanzitutto, un po' di storia: l'idea prende le mosse da una petizione on line promossa da Stefano Boeri (ex assessore alla Cultura del Comune di Milano), con l'intento di farsi portavoce delle esigenze delle numerose associazioni e piccoli club che sul territorio nazionale si occupano di promuovere iniziative di intrattenimento culturale e che si trovavano spesso di fronte ad una serie di barriere burocratiche ritenute non sempre opportune e necessarie.

Ecco che si è giunti a formalizzare una proposta di legge (da inserire nel più ampio intervento sulla cultura) per semplificare proprio questo aspetto, sul modello di quanto fatto l'anno scorso in Regno Unito con il Live Music Act. A ben vedere siamo, quindi, di fronte ad una semplificazione più che ad una liberalizzazione. Oggi infatti per un organizzatore di eventi che abbiano un pubblico fino a 200 persone e con fine prevista entro le ore 24 è possibile sostituire con un unico documento di “segnalazione certificata di inizio attività” (da presentare allo sportello unico delle attività produttive) la mole di licenze e autorizzazioni che normalmente vengono richieste al Comune di competenza: licenza di pubblico spettacolo, occupazione suolo pubblico, agibilità strutture, eccetera.

Infine sgombriamo il campo dal principale equivoco emerso in queste giorni: tale semplificazione non ha affatto toccato l'ambito del diritto d'autore ma è rimasta appunto nell'ambito del diritto amministrativo. Nulla cambia dunque a livello di pratiche Siae, sempre che non giunga finalmente a un chiarimento la controversa questione della vigenza dell'art. 51 r.d. 1369/1942: ovvero la norma che, appunto, pone l'obbligo di “rendicontare” alla Siae (attraverso il cosiddetto borderò) il programma di un evento musicale o teatrale e che ad un'attenta analisi risulterebbe abrogata implicitamente fin dal 1997.


Simone Aliprandi

@simonealiprandi

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A CURA DI CARLO PIANA

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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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