La liberalizzazione nel settore degli impianti di networking

di a cura di Carlo Piana - 11 novembre 2013

Tra le novità introdotte dal cosiddetto Decreto del Fare (D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98 ), ve n'è una, passata forse un po' inosservata tra i non addetti al settore ICT: l'abolizione dell'obbligo del cosiddetto “patentino” per gli installatori dei terminali allacciati a reti pubbliche di telecomunicazioni, previsto dal D.Lgs. 26 ottobre 2010 n.198, ed ancor prima dal Decreto Ministeriale 23 maggio 1992 n.314.

Nonostante a prima vista possa sembrare una questione che interessa solo gli addetti ai lavori, si tratta in realtà di una novità che dovrebbe avere un impatto (positivo) su moltissime aziende e studi professionali.

Per fare un esempio concreto, sulla base della normativa sopra citata, da poco abrogata dal Decreto del Fare, chiunque voleva creare una rete informatica o telefonica (anche ad esempio la banale installazione di un router Adsl, di un centralino Voip e di qualche computer) doveva affidarsi ad un installatore munito del “patentino”, ovvero un'abilitazione concessa dallo Stato subordinata al possesso di determinati requisiti. Chi violava tale obbligo rischiava sanzioni molto pesanti, addirittura fino a 150mila euro.

Per di più non v'era chiarezza su quale fosse la normativa effettivamente in vigore, per cui per stare al sicuro era opportuno rivolgersi esclusivamente ad aziende installatrici con determinati requisiti dimensionali, logistici e organizzativi, con ciò riservando di fatto il mercato degli impianti di rete (compresi quelli di modeste dimensioni) ad un numero molto  limitato di aziende.

In particolare il D.M. 314/1992 (emanato in un'epoca in cui il World Wide Web era una creatura appena nata e sconosciuta ai più) prevedeva vari livelli di abilitazione per gli installatori autorizzati, ma l'unico modo per evitare qualsiasi contestazione era quello di affidarsi ad installatori con “patentino” di 1° livello - e quindi ad aziende con un minimo di dieci dipendenti tecnici, specifica strumentazione di proprietà, un ufficio tecnico dedicato, un magazzino, cinque automezzi di cui due autofurgoni (sic!) e un'assicurazione.

Successivamente venne emanato il D.Lgs. 198/2010 con l'intento di modificare i requisiti per l'abilitazione e di prevedere la possibilità che, nel caso degli impianti più semplici, l'utente potesse provvedere autonomamente all'installazione.

Tuttavia, per definire nel dettaglio i nuovi requisiti ed i casi in cui l'utente poteva arrangiarsi da solo, il D.Lgs. 198/2010 rimandava a futuri decreti attuativi che poi non sono stati più emanati.

Per di più il citato D.Lgs. 198/2010 non aveva espressamente abrogato il D.M. 314/1992, per cui, in assenza di una normativa attuativa, si poteva ritenere che fosse ancora in vigore, appunto, il D.M. 314/1992.

Insomma, un gran guazzabuglio che finiva per limitare fortemente la concorrenza nel settore degli impianti di networking, tagliando fuori dal mercato - senza alcuna giustificazione logica od economica - le imprese medio-piccole.

Tutto ciò con l'effetto di tenere alti i prezzi, a danno di imprese e professionisti utenti di sistemi di telecomunicazione, e di costringere molti ad operare (più o meno consapevolmente) nell'illegalità.

La tecnologia che nel 1992 era appannaggio di pochi oggi è diventata un mezzo di lavoro necessario per (quasi) tutti, e non esiste praticamente quasi più impresa o studio professionale che non debba dotarsi di una rete informatica.

È quindi evidente che la normativa di cui sopra era diventata completamente anacronistica, per non parlare del netto contrasto con l'orientamento europeo di liberalizzazione nel mercato delle telecomunicazioni.

Il Decreto del Fare ha fortunatamente dato un taglio netto a tutto questo, abrogando sia il D.M. 314/1992 che la disposizione “incriminata” del D.Lgs. 198/2010, e conseguentemente operando una autentica liberalizzazione del settore, di cui sicuramente beneficeranno sia le imprese che potranno finalmente entrare nel mercato, sia gli utenti che godranno verosimilmente di un significativo abbassamento dei prezzi per le installazioni degli impianti di rete.


Alberto Pianon

@AlbertoPianon

 


1 Commenti :

Inviato da Aaron Ullal il 2 marzo 2015 alle 12:47

Ma quindi per realizzare impianti telefonici VoIP non servono più licenze? Se sì, quali?

Commento

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A CURA DI CARLO PIANA

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DIRITTO NUOVE TECNOLOGIE
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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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