Il diritto d'autore e la ricerca dell'equità: una storia di provvedimenti molto discussi

di a cura di Carlo Piana - 23 dicembre 2013

La settimana scorsa non è stata solo la settimana della webtax. Anche il diritto d'autore è entrato nelle cronache a causa di due novità che fin da subito hanno generato polemiche e discussioni. La prima è l'approvazione del nuovo regolamento AGCOM sul diritto d'autore nelle reti di comunicazione elettronica: una norma di cui si è dibattuto per mesi sia tra gli operatori del settore sia in sede politica e che entrerà in vigore dal prossimo 31 di marzo... sempre che, prima di quella data, non emerga qualche incompatibilità con i principi del diritto comunitario o semplicemente non sopraggiunga un'ulteriore (e auspicabile) modifica.

La seconda notizia riguarda invece un disegno di legge nelle mani del Ministro per i beni e le attività culturali (che appunto ha la competenza esecutiva in materia di diritto d'autore) mirato ad aumentare ben del 500% il cosiddetto equo compenso per copia privata, ovvero quella quota prelevata alla fonte sulla vendita di dvd vergini, schede di memoria, hard disk, smartphone, tablet, eccetera, e versata alla Siae a titolo di “indennizzo” per diritti d'autore; un compenso che a molti sembra una vera e propria “imposta” e che si basa sull'idea che qualsiasi dispositivo atto alla memorizzazione di file sarà molto probabilmente utilizzato per memorizzare anche opere dell'ingegno coperte da diritto d'autore.

Un istituto già previsto dal nostro ordinamento, del quale non sempre si coglie la giustificazione e il senso, dato che – come ha fatto notare giustamente Massimo Sideri su Corriere.it – “le nuove tecnologie stanno modificando le abitudini d’uso: la copia privata era quella che si faceva registrando un Vhs o spostando la musica da un cd a un altro vergine. Ma oggi la musica si ascolta per lo più in streaming con Google Play, Spotify e Deezer. E le copie non sono possibili. La stessa cosa avviene per i film on demand.”

E mentre Gino Paoli, attuale presidente di Siae, si è premurato di ricordarci con un apposito comunicato che non si tratta di una tassa e che ovviamente i proventi raccolti andranno alla nobile causa della promozione della cultura, molte realtà si sono sollevate per evitare che questo provvedimento venga adottato. Altroconsumo ha lanciato già da una decina di giorni una raccolta firme per chiedere al ministro di tornare sui suoi passi e nei giorni scorsi anche Confindustria Digitale (nella persona del presidente Stefano Parisi) ha espresso la sua contrarietà definendo l'equo compenso “obsoleto e dannoso” e chiedendo al ministro “di sospendere tale aumento, convocare il tavolo tecnico con tutte le parti interessate per condurre uno studio indipendente sull'evoluzione tecnologica e il comportamento dei consumatori, recepire le raccomandazioni del Rapporto Ue dell'ex commissario Vitorino sulla copia privata, in modo da emanare, in tempi rapidi, un decreto che definisca un compenso effettivamente equo”.

Effettivamente il problema sta tutto lì. Non è certo ostinandosi ad applicare strumenti e soluzioni predigitali ad un mondo ormai digitale che si crea equità e si incentiva la produzione di opere dell'ingegno. Soprattutto se pensiamo che i proventi così raccolti entrano nelle casse di Siae (NB: si parla di almeno 175 milioni di euro rispetto ai 72 milioni di euro del 2012) e devono essere ripartiti agli aventi diritto (cioè autori, interpreti, editori...) secondo criteri che più di una volta hanno mostrato il fianco a critiche per la poca trasparenza e appunto la poca equità.


Simone Aliprandi

@simonealiprandi

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A CURA DI CARLO PIANA

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DIRITTO NUOVE TECNOLOGIE
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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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