Il “magico” mondo dei coupon

di a cura di Carlo Piana - 2 dicembre 2013

Tra le varie opportunità di business molti avranno sentito parlare dei coupon, o forse li avranno anche utilizzati; ma sono davvero un’opportunità o non sono invece un mezzo con cui il fornitore del servizio si approfitta del cliente/utilizzatore, o magari anche del cliente/fornitore di servizi? È un modo di fare business in tempi di magra, o è invece un modo per mettere alla prova la pazienza degli utenti e il buon nome dei venditori?

Mi riferisco ai siti come Groupon, Groupalia e simili. Alcuni ci incappano indirettamente, perché ad esempio ricevono un regalo sotto forma di coupon o perché sono stati invitati a cena per utilizzare un coupon; altri invece sono degli accaniti follower di questi siti e trascorrono buona parte della loro giornata a vagliare le offerte che ogni giorno vengono messe a disposizione e inviate dalle mailing list.

Si tratta di un fenomeno che in effetti ha rivoluzionato le logiche del marketing e dell'advertising e che da un lato si pone come un'ottima opportunità per gli acquirenti (che effettivamente possono comprare a prezzi davvero scontati), dall'altro lato cela alcune zone d'ombra (che non tutti conoscono), anche per il venditore.

Innanzitutto cerchiamo di capire il meccanismo di base di questi sistemi. Come si legge su Wikipedia, essi si basano sul concetto dei gruppi d’acquisto. Lo sconto sul servizio proposto e l’enorme visibilità del canale, assicurano ai partner risultati straordinari: promozione immediata del business, nuovi potenziali clienti, vendite extra, possibilità di fidelizzazione su un target dinamico e attivo. Il gestore del servizio tratta con i venditori interessati offerte di beni o servizi con un certo livello di sconto per un volume determinato; l'offerta si intende confermata solo se viene raggiunto il volume di acquirenti richiesto entro il tempo prestabilito, in caso contrario l'offerta viene ritirata. La conferma dell'offerta diviene vincolante per venditore ed acquirente. L'acquisto viene confermato con un'e-mail contenente un coupon da esibire al venditore.

Questo modello ovviamente pone alcune questioni giuridiche che già sono state sollevate da alcune associazioni (e una volta addirittura da Striscia la notizia) e che attengono al campo della tutela dei consumatori, del diritto della pubblicità e del diritto di Internet.

Il principale dei dubbi che un simile sistema può far sorgere, soprattutto quando si tratta di vendita di prodotti è: qual è il soggetto tenuto a fornire all'acquirente le garanzie imposte dalla legge? Il venditore originario o il gestore del servizio di coupon online? L'interpretazione più istintiva suggerirebbe che sia il primo (ovvero colui che effettivamente cede il bene venduto) e che il secondo sia un semplice fornitore di piattaforma; tuttavia è il secondo ad avere un effettivo rapporto contrattuale con l'utente finale e soprattutto a ricevere il pagamento con carta di credito.

Per quanto riguarda invece i coupon relativi a servizi, come ad esempio ristoranti, alberghi, centri benessere e simili (che tra l'altro sembrano essere quelli più in voga) si pone a mio avviso un problema relativo all'ingannevolezza del messaggio pubblicitario. Tali siti infatti giocano molto sull'equivoco dell'opportunità unica e irripetibile, a prezzo super scontato... se non fosse che poi si scopre che, periodicamente, tale offerta viene riattivata del tutto identica.

Vi è poi un altro equivoco frequente (in realtà, questo dovuto più all'ingenuità degli utenti medi di tali servizi): più volte, infatti, ho sentito dire da amici frasi come “ho comprato una cena etnica sul sito XY”; anche se, a ben vedere, la frase corretta sarebbe “ho comprato il coupon per una cena etnica sul sito XY”. La differenza non è sottile: infatti l'acquisto è condizionato innanzitutto ad una prenotazione con un anticipo più lungo del normale e poi comunque alla disponibilità della struttura, la quale, all'atto della prenotazione, ha ovviamente tutto l'interesse a rendervi la vita più difficile rispetto a quella di un cliente che paga prezzo pieno. In altre parole, se avete comprato un romantico week-end sul lago, non è detto che lo possiate fare nelle date in cui siete disponibili; e dato che i coupon hanno una scadenza, non sono pochi i casi in cui l'acquirente rinuncia.

Ecco che così si svela l'arcano che rende sostenibile il modello di business di questi sistemi: gli introiti di tutti i coupon non sfruttati (ma comunque pagati in anticipo!) vanno a compensare i prezzi superscontati delle varie offerte.

Insomma, si tratta di un modo innovativo per attirare clientela offrendo prezzi altrimenti irraggiungibili. Ma il rischio di fare brutte figure è dietro l’angolo e, nel caso, chi ci rimette sono le parti messe in contatto (venditore, cliente). Chi ci guadagna è comunque il fornitore del servizio.


Simone Aliprandi

@simonealiprandi

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A CURA DI CARLO PIANA

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DIRITTO NUOVE TECNOLOGIE
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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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