Pubblicare un link non viola il copyright

di a cura di Carlo Piana - 24 febbraio 2014

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha finalmente posto fine a un dibattito piuttosto ridicolo, in merito a un principio sul quale molti operatori che usano contenuti in Internet hanno avuto più di un problema. Il fatto di pubblicare un link che consente di arrivare a una risorsa Internet pubblica, alla quale normalmente si arriva attraverso una home page e una serie di passaggi (esempio: mostrando avvisi commerciali) non costituisce “pubblicazione” del contenuto di quella pagina e dunque non è soggetta all’autorizzazione del titolare.

Pare una discussione surreale, ma esiste ancora oggi chi sostiene che un link del World Wide Web dovrebbe rimandare sempre alla home page di un sito per non violare il diritto d'autore e le norme sulla concorrenza sleale. Il “deep linking” (quello che abbiamo descritto in esordio) a pagine o risorse specifiche, (per non parlare del framing e dell'embedding di contenuti in pagine web diverse da quella originaria) sarebbe illegale e in violazione del copyright.

Il link d'altronde è l'elemento fondante del web come lo conosciamo oggi. Internet è fonte ineguagliabile di informazione anche grazie alla sua immensa e potenzialmente infinita rete di connessioni e di nuovi spunti per l'approfondimento (non a caso si parla spesso di “linked data” come prerequisito di un web sempre più semantico); e ovviamente per la sua natura intrinseca essa ha scardinato il netto confine tra contenuto e contenitore che invece persiste nei media tradizionali.

Il diritto però lo fanno gli uomini, e questi uomini a volte sono i giudici, che non sempre hanno una linea univoca nell'interpretare situazioni nuove, specie se lo fanno alla luce di norme nate in contesti differenti senza comprendere in cosa il contesto differisce. Qualche mese fa, a settembre, era successo infatti che il sito IlPost aveva subito una condanna in sede civile proprio per un episodio in qualche modo legato al deep linking. In sostanza, una pagina del sito, rimasta online per un certo periodo (ovviamente con discreto successo in termini di visualizzazioni) segnalava una serie di link a siti stranieri grazie ai quali era possibile vedere eventi calcistici disputati nell’ambito di Campionato di Serie A, Champions League ed Europa League. Si trattava di siti che sicuramente violavano diritti esclusivi di Mediaset; tuttavia IlPost non rendeva visibili le partite sul suo sito, semplicemente forniva un’informazione pubblicamente reperibile: l’esistenza di questi link tramite i quali l'utente poteva accedere a contenti non autorizzati. Ciò fu sufficiente al Tribunale di Roma per emettere ordinanza a sfavore de IlPost e di riflesso per aprire un accesso dibattito tra i teorici del diritto di Internet e in generale tra i sostenitori delle libertà digitali.

Nei giorni scorsi è arrivata una sentenza di segno opposto ma anche di maggiore peso, provenendo dalla Corte di Giustizia UE. Se ne sta discutendo molto in rete perché pare che finalmente si possa avere un riferimento giurisprudenziale chiaro e autorevole. Il fatto è avvenuto in Svezia, dove la testata cartacea e online Göteborgs-Posten ha visto i suoi articoli regolarmente elencati e linkati sul sito della Retriever Sverige. Il giudice ha deciso che una simile attività, pur intercettando il campo d'azione del “diritto di messa a disposizione del pubblico”, non integra una violazione del copyright del Göteborgs-Posten poiché “la messa a disposizione delle opere di cui trattasi tramite un collegamento cliccabile (come quello esaminato nel procedimento) non porta a comunicare le opere di cui trattasi ad un pubblico nuovo”. D'altronde – chiarisce la corte – “per ricadere nella nozione di «comunicazione al pubblico» (come definita dalla direttiva 2001/29) occorre che una comunicazione […] riguardante le stesse opere della comunicazione iniziale ed effettuata in Internet come la comunicazione iniziale, quindi con le stesse modalità tecniche, sia rivolta ad un pubblico nuovo, cioè ad un pubblico che i titolari del diritto d’autore non abbiano considerato, al momento in cui abbiano autorizzato la comunicazione iniziale al pubblico.” Di conseguenza, in mancanza di un pubblico nuovo, l’autorizzazione dei titolari del diritto d’autore non è necessaria.


Simone Aliprandi

@simonealiprandi

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A CURA DI CARLO PIANA

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DIRITTO NUOVE TECNOLOGIE
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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu


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